Centro per il Disagio Psichico

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Il Cuore

Scritto da Dott. Giovanni Castaldi.

Presso il convegnoCuore. Immagini del cuore tra scienza, medicina e culture visive, che si è tenuto il 18 luglio a Ficarra (ME) nei locali de “La Stanza della Seta”, a Palazzo Milio (incontro al quale hanno preso parte storici e critici d’arte, artisti e medici, organizzato nell’ambito del progetto “Ficarra Contemporary Divan”), il Dott. Giovanni Iovane ha letto questo testo del Dott. Giovanni Castaldi sul tema del Cuore.

Il Cuore

Il cuore racchiude in sé la potenza della vita e la sua stessa fragilità. Si muore perché il cuore cessa di battere.
Chi ha contratto un'ischemia cardiaca, un ictus, o è cardiopatico e ha problemi di fibrillazione, sente il cuore come un'entità di cui bisogna avere molto rispetto, che va riconosciuto seriamente nelle sue funzioni vitali, non ci si può scherzare e di cui se ne ha un sacro terrore.
E' ormai universalmente riconosciuto che alcuni tratti della personalità, possono influire negativamente sulla salute e in particolare sulla salute cardiaca.

 

La personalità, meglio i tratti della personalità che comportano ricadute cardiopatiche si basano su due elementi, affettività negativa ed inibizione sociale. L'affettività negativa denota la tendenza ad avere un disagio diffuso ed un pessimismo pervadente. L'inibizione sociale fa riferimento alla difficoltà dei soggetti a manifestare le proprie emozioni ed idee e alla consuetudine di tenersi tutto dentro. Lo stress è uno dei fattori di rischio più elevati per la cardiopatia ischemica, è stata stabilita l'influenza degli stimoli emotivi nel determinare episodi ischemici. Lo stress produce complesse reazioni somatiche che portano a una modificazione del substrato biologico dell'organismo, modificazione che costituisce una potenziale causa di malattia. Un elemento decisivo è la persistente attivazione fisiologica che dipende da caratteristiche dell'agente stressante ( durata e intensità ), dai meccanismi di difesa adottati dall'individuo e dai parametri biologici determinati geneticamente. Gli interventi terapeutici riguardano tanto l'elaborazione del conflitto quanto l'articolazione della risposta emozionale. La mia biografia è legata, rispetto alla morte dei miei genitori, al cuore. Mio padre è morto di un infarto atipico in pochi minuti di fronte a me e mia madre ha avuto due ictus che l'hanno allettata per diversi anni ed è morta per un terzo ictus avvenuto dopo cinque anni dal primo. Le persone che sono state colpite da ictus e sono sopravvissute vivono il loro cuore in modo alquanto ansioso, chi più e chi meno. Diciamo che fanno sempre più caso al loro cuore. Nessuno di noi fa caso ai propri organi corporei, se non in senso generalizzato e astratto, distaccato, per occuparcene bisogna che facciano male, che comportino dolore, o che siano stati fautori di danno.

La maggior parte dei sopravvissuti, dipende certamente anche dalla struttura psichica su cui è avvenuto il danno, costruisce una sorta di dipendenza dall'organo cuore. Vive in un modo più o meno “vivo” la presenza del cuore e il terrore che non possa battere più, improvvisamente,
non è detto infatti che ci siano delle avvisaglie. Si vive in una sorta di sospensione. Il primario dove era stata ricoverata mia madre voleva creare dei gruppi di self help, auto aiuto, per le persone che avevano contratto questa patologia. La cosa è stata realizzata. Un lavoro di gruppo aiuta a fare circolare la percezione anomala, ansiosa, che si ha del proprio cuore, della patologia che abbiamo contratto, diciamo del nostro sintomo. Il cuore è diventato il nostro sintomo e siamo sempre più concentrati su di lui, cambia il nostro stile di vita che diventa tutto a suo favore. Tale concentrazione sul cuore, se da una parte può essere utile e funzionale alla stabilizzazione terapeutica, da un'altra parte fissa e condiziona l'individuo, che fatica a distrarsi, alla possibilità di avere un ulteriore ictus o infarto. Ciò comporta delle conseguenze nevrotiche che gettano la persona in una dimensione fortemente ossessiva. Se ne potrebbe parlare lungamente ma limitiamoci.

Il cuore rappresenta metaforicamente il nostro sistema pulsionale. E' quel che permette alla vita di esprimersi, è la forza della vita rispetto a ciò che Freud chiama la pulsione di morte, le pulsioni relative all'autoconservazione. La vita alle origini , dice Freud, in un' ipotesi condivisibile cerca di emergere, di venire fuori, di fare capolino, a un certo punto ci riesce per via delle condizioni climatiche che favoriscono la possibilità di potere continuare a vivere. Le pulsioni non esistono biologicamente, rappresentano metaforicamente l'agire, l'azione, le attività, la dinamicità, di cui è pervaso l'essere umano. Andare, fare, alzarsi,sedersi, etc, sono verbi che rappresentano in sé un'azione dinamica, un movimento mentale e corporeo. Freud chiama questa vicenda dinamica, attività pulsionale, che mette insieme, rappresenta, la dimensione psichica di un individuo con la sua sessualità.
Sessualità nel senso della soddisfazione e della potente forza che traiamo quando ci soddisfiamo nel nostro vivere quotidiano. Per intenderci meglio, quando le nostre azioni comportano non solo un movimento, ma un movimento in cui il soggetto trova soddisfazione, piacere. Tale capacità di vita può essere rappresentata metaforicamente dal cuore. Avere un cuore generoso, ardito, coraggioso, aperto, significa avere una grande intensità di esistenza sia come profusione sanguigna naturale, sia come pompa pulsionale psichica. In ciò natura e cultura coincidono.
L'eroismo necessita di un immenso cuore. La dimensione carismatica del cuore è molto forte ed evidente nelle figure il cui carisma è legato a loro stessi e non alle istituzioni che rappresentano. Tutti gli eroi sono carismatici e traggono il loro carisma dalla capacità di mettere a repentaglio la loro vita, rischiandola e alle volte perdendola, in un' infinita generosità d'animo e di cuore. Tutti gli eroi sono “cuor di leone”, e il leone è uno degli animali più coraggiosi della specie vivente.

Concludo la mia breve riflessione sul cuore citando un famoso libro, oggi dimenticato e alquanto criticato, di Edmondo De Amicis, Cuore, appunto. Il libro Cuore attraverso il racconto di gesta nobili ed eroiche, anche quotidiane, ha come obbiettivo nell'Italia post risorgimentale la costruzione del legame sociale e civile tra la gente. Diventare dei buoni cittadini e non delle persone, direbbe Carmelo Bene, riversando la sua critica sulla dimensione civile che inchioda l'individuo al suo funzionamento sociale e non alla reale evoluzione a persona, individuo. Si rappresenta un teatro per costruire cittadini e non eventuali persone, continua Bene. Ciò è anche il sommo delitto di Cuore, letto nella sua significazione retorica e morale, perché la faccenda è diventare persone e non cittadini.
Rileggiamo Cuore insieme a Pinocchio e vediamo che succede. Grazie.

 

Dott. Giovanni Castaldi

 

 

 

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