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1000 modi per uccidere la mamma

Scritto da Redazione.

mammaRacconto/Testimonianza inviata da un nostro utente

Ci ho provato in tutti i modi. Credo di avercela messa tutta a partire dai tre anni, anche se non ho un chiaro ricordo di quando quest'idea si sia fatta strada in me. So solo che ad un certo punto mi sono reso conto che per riuscire a vivere una vita dignitosa avrei dovuto far fuori mia mamma. Per me non c'era altro modo. Troppo invadente. Troppo presente. Non c'era verso che mi capisse. Ricordo di aver perfino preparato una lista:

1)    gas (controindicazioni – anche il resto della famiglia ci avrebbe rimesso le penne, soprattutto il gatto a cui tenevo moltissimo. E forse anche qualche vicino di casa, ma di loro non è che mi fregasse un granchè...);
2)    accoltellarla (controindicazioni – non ci avrebbero messo più di 25 minuti a capire che l'assassino ero io, e non ero sicuro di voler essere beccato);
3)    ucciderla in casa e farla a pezzi per poi far scomparire il cadavere in due grosse borse (controindicazioni – mia mamma stava sempre a casa, la sua assenza si sarebbe notata; i vicini di casa non si sono mai fatti cazzi loro, e vivendo in un condominio era assai probabile che la cosa saltasse fuori);
4)    veleno (controindicazioni – possibile autopsia)
5)    iniettare un virus letale (controindicazioni – dove cazzo avrei recuperato il virus? E poi non so fare iniezioni);
6)    malocchio (controindicazioni – non ci credo, almeno non fermamente);
7)    investirla in auto (controindicazioni – non mi dava sicurezza rispetto all'esito)



Potrei andare avanti all' infinito. Le ho pensate davvero tutte. Anche inscenare un finto suicidio. Ma non ci avrebbe creduto nessuno. Non si sarebbe mai fatta fuori, non sul serio. Non riuscivo a darmi pace. Era qualcosa che dovevo fare, anche per la collettività: il mondo senza mia madre sarebbe stato sicuramente un posto più sicuro! E vogliamo parlare delle generazioni future? Certo, inzialmente il mio gesto sarebbe potuto essere travisato, fatto passare per uno squallido omicidio. Col tempo però avrei avuto quello che mi spettava di diritto: la mia figura sarebbe stata senz'altro riabilitata (hanno riabilitato Craxi...). La storia avrebbe fatto chiarezza e io sarei stato ricordato come un filantropo, un precursore, un eroe edipico alla rovescia. O no? Alla fine molti personaggi storici sono stati rivalutati nel tempo... sarebbe stato così anche per me? Comunque non riuscivo a trovare il modo. Tergiversavo. Maledetta indecisione! Non ero sicuro in fondo che fosse la cosa giusta da fare. Stavo quasi per gettare la spugna quando alla veneranda età di 21 anni ho incontrato la psicoanalisi. E ho capito che quello che avevo in mente di fare non era la cosa giusta da fare. Era l’unica cosa da fare. Anche il mio analista me lo disse: “non c'è altro modo, devi far fuori tua madre!”. Gioia e tripudio! Finalmente qualcuno capiva! E non solo capiva: approvava! Non ero più solo nell'arduo compito che il destino mi aveva affidato! Avevo un socio, c'era chi mi avrebbe aiutato, c'era chi avrebbe condiviso le eventuali colpe con me! O forse se le sarebbe prese tutte! Comunque sia ciò che andava fatto sarebbe stato fatto, e a me tanto bastava.

QUI IN MEZZO CI SONO 12 ANNI

Certo, se mi avesse anche detto che l'omicidio a cui si riferiva era un omicidio metaforico ci avrei pensato su. Forse avrei interrotto. Ma, si sa, gli analisti sono furbi. Non ti dicono mai quello che vorresti sapere prima che loro pensino che tu sia pronto a saperlo. Astuti! Quindi ho commesso un omicidio metaforico, e, credetemi, è stato più difficile che commetterne uno reale. Almeno credo. Comunque alla fine l'ho fatta fuori. Quasi del tutto...

 

 

 

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