Centro per il Disagio Psichico

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Simboli e immagini

Scritto da Dott. Giovanni Castaldi.

Picasso - Grande Tête - 1962Simboli e immagini,
Immaginificazione del simbolo - Ipertrofia del simbolico - Il simulacro e le psicosi.

 

Sono qui per parlarvi dei simulacri. Mi occupo di psicoanalisi, pratico come psicoanalista e per tanti anni ho lavorato in Comunità terapeutica e tuttora opero nel campo ospedaliero psichiatrico. Il mio contributo odierno è di parlarvi del simulacro nelle modalità in cui lo riscontro nella mia pratica clinica quotidiana. Il simulacro non è un concetto reperibile in una didattica psicologica o psicoanalitica. La voce simulacro rimanda ai concetti di idolo e di feticcio, nonostante la sua funzione sia osservabile nell’ambito di una psicopatologia clinica; penso alla psicosi.

Quando si parla di clinica in psicologia dinamica o in psicoanalisi si parla di logica e l’attività logica nell’uomo è l’attività psichica. Che cosa è un’attività psichica? È quel fenomeno esistenziale che si costituisce come rapporto tra l’essere umano e il mondo esterno attraverso un’attività percettiva che raccoglie in noi gli stimoli provenienti da tutto ciò che ci circonda. L’ipotesi freudiana ormai divenuta classica dice che le modalità con cui il piccolo di uomo si rapporta all’altro estraneo sono modalità che rispondono al binomio piacere/dispiacere, soddisfazione/insoddisfazione, dolore/gioia, caldo/freddo. Quel che noi percepiamo del mondo esterno, stimoli visivi, acustici, olfattivi, etc. sono da noi introiettati o integrati, rimossi o respinti, a seconda degli effetti soddisfacenti o dolorosi che ci procurano. Tutte le nostre percezioni costruiranno il nostro mondo psichico e a seconda della loro integrazione, rimozione o rifiuto si costituiranno delle differenti logiche di discorso che rappresenteranno la psicopatologia nell’uomo.

Freud e in particolare Lacan definiscono la realtà dell’essere umano, il campo della realtà in cui l’uomo si muove, attraverso le tre dimensioni che fanno esistere gli esseri umani come tali: il registro immaginario, simbolico e reale, ovvero le immagini, le parole e la materia delle cose. L’uomo vede e immagina, parla e ascolta, tocca ciò che gli sta intorno. Un discreto funzionamento dialettico da parte dell’uomo con queste tre dimensioni permette un buon movimento e soddisfacimento psichico.

La struttura fondamentale, centrale nella nostra esperienza è propriamente di ordine immaginativo. Troviamo la funzione immaginaria nella natura sotto mille forme, si tratta di tutte le captazioni gestaltiche legate alla parata e cioè alle scenografie che vengono attuate nell'incontro con l'altro sesso per sedurre, tanto che si tratti di umani quanto di animali, così essenziali per il mantenimento dell’attrazione sessuale all’interno delle specie.

Per quanto l’ordine immaginativo sia essenziale e fondamentale nell’esistenza umana l’uomo diventa uomo, l’uomo si fa uomo, mediante l’accaparramento dell’ordine simbolico: è l’incarnazione in una funzione simbolica che rende umano l’essere umano. Il pensiero freudiano costruisce l’organizzazione psichica umana come un’organizzazione giuridica. Diventare uomini e donne significa diventare dei soggetti imputabili nelle loro azioni.

Che cosa significa ordine simbolico? Di che cosa si tratta? Il fatto, per esempio, che io pensi e riesca a pensarmi come Giovanni Castaldi e non come Roberto Rossi o viceversa, è una capacità simbolica; il fatto di potermi dissociare da me stesso pensandomi o proiettando la mia immagine su un muro senza disintegrarmi, ma ricomponendomi per via del solo pensiero “io sono io e quella riflessa è la mia immagine che è qualcosa di assolutamente virtuale e vuota di sostanza perché il mio essere è qui”, è un’operazione simbolica. Uso le parole e il linguaggio per dissociarmi e reintegrarmi. Le parole contenute nel linguaggio sono simboli che rappresentano il simbolo nella sua versione etimologica, symbalein, qualcosa che è unito e al contempo diviso.

Torniamo all’ordine simbolico. Per capire meglio tale faccenda introdurrei un concetto logico che rappresenta molto bene il funzionamento simbolico umano. E' il concetto di Altro che scrivo con la A maiuscola.

Che cos'è l'Altro, il grande Altro maiuscolo e come possiamo definirlo? J. Lacan ha usato nel suo insegnamento il grande Altro come una funzione e un contenitore logico per semplificare e facilitare la comprensione e la trasmissione didattica di un possibile modello di funzionamento della comunicazione nella realtà umana. Il mondo dell'Altro è quello che ci accoglie nel momento in cui nasciamo. Nasciamo nel suo mondo che generalmente è quello di mamma e papà e della loro famiglia. Mamma e papà sono grandi Altri e al contempo piccoli altri. Sono grandi Altri quando fanno il papà e la mamma di Luigi o di Carla e sono piccoli altri quando sono il sig.Rossi o la Sig.ra Bianchi. Che cosa deduciamo da questa constatazione ? Che ciascuno di noi è un grande Altro e un piccolo altro a seconda della funzione che sta svolgendo per qualcuno o anche per se stesso in relazione a qualcuno. L'Altro rappresenta molto bene l'ordine simbolico umano, la dimensione simbolica non è una dimensione naturale, non appartiene all'uomo anche se l'uomo ne è assolutamente intriso e costituito perché il simbolico regola l'ordine della realtà umana. Tutto il nostro mondo linguistico è nel registro simbolico, le nostre parole regolano la realtà quotidiana, notte, giorno, bello, brutto, etc, così come i nostri ruoli padre, madre, moglie, marito, figlio, sorella, fungono da riferimento non soltanto simbolico ma anche immaginario, cioè ideale, a ciascuno di noi. E ancora. Qualsiasi registro istituzionale, tanto macro sociale, lo stato, quanto microsociale, la famiglia, è puro ordine simbolico così come lo sono i numeri della matematica che servono a decifrare le leggi che regolano il nostro universo planetario. Lacan mette in piedi lo schema che ho qui evidenziato per inquadrare il funzionamento iniziale di ciascuno di noi nel mondo. Nasciamo nell'Altro che ci fa esistere più o meno riconoscendoci e nel medesimo tempo noi cominciamo a vederci e a riconoscerci anche attraverso un semplice specchio che funziona come superficie riflettente. Lacan rappresenta questa fase speculare che concerne la dimensione immaginaria con la linea che unisce a e a (1) che dà consistenza alla nostra immagine e che riconosciamo come Io. Una buona consistenza della nostra immagine di Io proviene anche da una certa integrazione che deve produrre l'Altro grande; è importante che ci accolga bene. Questa immagine che proviene da me stesso e che mi raddoppia è la base dell'alienazione umana perché dà inizio alla serie infinita di identificazioni che si protrarranno nel corso della vita di cui la prima è l'immagine di me stesso. Quest'altro che vedo nello specchio mi rimanda sempre qualcosa. Quel che mi rimanda può essere una percezione negativa di me o una sensazione piacevole e forte della mia persona. Dovrò fare sempre i conti con questa rappresentazione sia nel male che nel bene perché può fissarmi in questa immagine di me stesso ingabbiandomi in una forma ideale che va risolta alla svelta per funzionare al meglio nella vita o in una rappresentazione negativa di me. Il soggetto in tutto ciò è in parte inconscio e in parte è l'effetto conscio di questo gioco dialettico tra L'Altro maiuscolo e minuscolo e il nostro io che si riflette su di sé.

Per quanto noi siamo costituiti dall'Altro e cioè apparteniamo alla dimensione simbolica non riusciamo a essere completamente aderenti alle funzioni che il simbolico ci propone come nostri doveri.

Se voi ci riflettete un momento, vi renderete conto che avere a che fare con tali funzioni è dell’ordine dell’Alterità. Pensate un momento a che cosa significa essere un padre o una madre, essere un uomo o una donna, per quanto voi vi misuriate con tali funzioni non arriverete mai a comprendere nella loro totalità ciò che esse significano, perché il loro significato e senso si trasforma di volta in volta riguardo al tempo e alla cultura della società di appartenenza, non è conoscibile il significato intimo di che cosa sia essere un uomo o una donna se non nel modello storicamente rappresentato e quindi caduco da una qualsiasi società umana. Per quanto voi vi catapultiate dentro a questo essere non arriverete mai ad abbracciarlo completamente perché queste funzioni non sono assolute ma sempre relative a qualcosa, a qualcuno, a un tempo, sono relative alla condizione umana che non è affatto assoluta ma parziale.

Noi cerchiamo di racchiudere con delle parole un’esperienza che non può essere completamente definita dalla parola che la denota. Per esempio “notte/giorno”: l’esperienza fenomenica della notte e del giorno non è precisamente racchiusa in questi due sostantivi che per convenzione e comodità comunicativa la definiscono, ma tutto ciò è assolutamente parziale. Tale parzialità è simbolica perché rompe una continuità che invece è assolutamente immaginativa. L’essere umano non è, come tutto fa pensare che sia l’animale, semplicemente immerso in un fenomeno come quello dell’alternanza del giorno e della notte. L’essere umano pone il giorno come tale, e con ciò il giorno viene alla presenza del giorno, su uno sfondo che non è uno sfondo di notte concreta, ma di assenza possibile di giorno, in cui la notte alberga; ciò vale anche per il contrario, la notte che ha come sfondo il giorno etc. Giorno e notte sono molto precocemente codici significanti e non esperienze, sono connotazioni. Il giorno empirico e concreto non vi giunge che come correlato immaginario, all’origine, molto presto. C’è necessità strutturale a porre una tappa primitiva in cui appaiono nel mondo dei significanti come tali. Prima che il bambino apprenda ad articolare il linguaggio, dobbiamo supporre che appaiano dei significanti, che appartengono già all’ordine simbolico. Quando parlo di un’apparizione primitiva del significante, si tratta di qualcosa che già implica il linguaggio. Il che non fa che raggiungere l’apparizione di un essere che non è da nessuna parte, il giorno. Il giorno in quanto giorno non è un fenomeno, il giorno in quanto giorno implica la connotazione simbolica, l’alternanza fondamentale del vocale connotante la presenza e l’assenza, sulla quale Freud fa ruotare tutta la sua nozione dell’al di là del principio di piacere.

Come si costruisce l’ordine della realtà di un individuo?

Un bimbo/a nasce e viene chiamato Giovanni dal suo papà e dalla sua mamma che sono rispettivamente Guido e Angiolina. Già qui avete la trama iniziale di un dispositivo di realtà e possiamo farci una serie di domande:

  1. Perché Guido e Angiolina hanno chiamato il loro figlio Giovanni?

  2. Come i due signori aspettano l’avvento del loro figlio? Qual è il luogo preposto all’accoglienza del loro bambino?

  3. E così via….

Tutto ciò, tutto ciò che vi ho detto, tutta questa “trama iniziale” implica un senso, bisogna certamente vedere di che senso si tratta, e cioè quanto c’è di immaginario, simbolico e reale in questo senso.

Se, per esempio, il senso di questo figlio nei due genitori è spostato sulla dimensione immaginaria e reale e non tanto sulla funzione simbolica, avremmo probabilmente una catena, Guido, Angiolina, Giovanni e poi Francesca…, cioè nella serie degli altri che potrebbe anche significare che vengono al mondo e poi la Provvidenza provvede a “tirarli su. In questo caso l’implicazione simbolica che concerne diventare padre o madre etc. etc. verrà forse a essere colta ed accolta nel tempo ma… In ogni caso tale trama è la realtà di un individuo che viene al mondo e in quale ruolo viene al mondo tale fanciullo/a ?

Viene come Altro perché ha un nome che viene iscritto nell’anagrafe e viene anche come piccolo altro = a, dopo qualche mese crescendo comincerà a riconoscersi come io attraverso il gioco dello specchio materiale e umano, la comunità dei parenti che lo nomina.

Tale dialettica che comprende questo meccanismo è la modalità del funzionamento soggettivo. Per soggettivo si intende molto semplicemente ciò che emerge da qualsiasi vostra esperienza di vita, dalla più complessa alla più banale, in cui il vostro vissuto è buono, cattivo, fantastico, etc. … Come lo dite? Per me questa cosa è buona ma è soggettivo che lo sia… Ora questa soggettività è variegata perché è diversa, in questo senso è soggettiva, a seconda che ci sia una quantità maggiore o minore di Simbolico o di Immaginario etc. …

 

> Veniamo al simulacro.

Il funzionamento dialettico che abbiamo visto è in fondo lo schema Edipico. È il funzionamento della legge. Se c’è un buon livello di Simbolico e di Immaginario il funzionamento psichico è abbastanza discreto. Ma se l’Altro nella sua funzione simbolica è zoppicante e cioè si costruisce poco, ha una presenza poco significativa, ciò può essere per diversi motivi genetici/ereditari, famigliari, sociali.., la logica psichica che si costruisce è di ordine psicotico oppure di disturbo della personalità.

C’è un difetto di simbolizzazione alla base di ogni psicosi, c’è un difetto di fondo, l’organizzazione del narcisismo primario è avariata come se ci fosse un disturbo dell’incarnazione. Che cosa non s'incarna inizialmente ? Non si incarna in me la parola che un altro, generalmente sono i genitori che fanno le veci di quest'altro che è scrivibile anche come un grande Altro, mi dice per riconoscermi.“Tu sei Giovanni, sei mio figlio e papà ti vuole bene” per esempio. Il mio papà dicendomi e parlandomi in questo modo mi dà uno statuto, un ruolo, una funzione, mi fa' esistere in relazione a lui come a(A)ltro da me e a(A)ltro da lui, mi dà sostanzialmente una forma sociale con cui farò i conti per tutta la mia vita. Ciascuno di noi va in giro per il mondo con questa forma sociale che nella psicosi è poco formata, fa' acqua, non è bene amalgamata perché questa parola dell'Altro, tu sei Giovanni, mio figlio,etc, non è riuscita a dare corpo a Giovanni, non è riuscita a dargli una buona sostanza affinché lui si riuscisse a sentire Giovanni e a dire “Io sono Giovanni ed esisto”.

In che cosa consiste l’organizzazione del narcisismo primario? Consiste nei processi primari, in quelli originari difensivi che concernono il fatto di non sentire dolore, di gridare se si ha fame, cioè di far funzionare i processi vitali, i processi della vita, del vivere.

(Uno psicotico non mette le mani avanti quando cade, sopporta il dolore e non si protegge).

Sono i processi legati al corpo, alla pelle (defecazione, trattenimento delle feci)

Il fatto che ci sia poco Altro Simbolico può essere dovuto al fatto che la madre del bimbo/a non sta molto bene, può darsi che la signora abbia qualche tratto psicotico, ella tratterà il suo bimbo come un oggetto, cioè come un piccolo altro (avvierà la dialettica immaginaria) e non come un oggetto/altro simbolizzato. L'Altro simbolico non funzionerà per la madre nella posizione simbolica ma nella dimensione immaginaria come in tutte le psicosi. Il delirio si costruisce proprio perché la dimensione simbolica non sta al suo posto, l'Altro non sta al suo posto, ma entra nel versante immaginario espandendosi a dismisura. Il fenomeno che ho descritto rappresenta bene il senso che bisogna dare quando si dice che nella psicosi c’è un’ ipertrofia del simbolico e cioè una immaginificazione del simbolo.

L’immaginificazione del simbolo è il simulacro.

Come si organizza un soggetto psicotico? Non si organizza, è molto disorganizzato me se riesce a organizzarsi è per via della supplenza immaginaria che lo mantiene e lo sorregge perché funziona come io ideale…

Per cui diverse persone che hanno subito un deragliamento psicotico quando tornano a ricompattarsi che cosa dicono, come si sentono? Dicono di sentirsi come dei corpi senza peso specifico, dicono che le loro parole, le loro affermazioni non sono ascoltate perché non hanno un peso, non sentono di avere un peso corporeo. Dicono: “io non ci sono”. Certo dicono “io”, quindi se ne accorgono: sono situazioni psicotiche abbastanza complicate in cui c’è anche una certa elaborazione, sono psicosi che si sono richiuse e il resto dannoso è sulla loro persona.

 

Dott. Giovanni Castaldi

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