Centro per il Disagio Psichico

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Cosa favorisce l'ansia?

Scritto da Dott. Marco Telesca.

Una cosa che accomuna tutte le persone è provare sentimenti e stati d'animo e uno dei più comuni è l'ansia. L'ansia non si manifesta allo stesso modo per tutti, alcune persone provano agitazione in alcuni momenti o in particolari situazioni, altre sono appesantite da un forte stato d'animo ansioso che le accompagna tutta la giornata, dove l'unico momento di respiro è quando si dorme.

Un'altra caratteristica di questo sentimento è la sua origine, per ogni persona è diversa, può provenire dal profondo dell'anima o da una recente situazione che ha lasciato il segno, e indipendentemente da questo l'intensità dell'ansia può essere molto forte o solo un leggero sottofondo che si fa sentire appena. La paura e l'ansia sono dei segnali di allarme che qualcosa è cambiato, che c'è qualcosa che non va e che qualcosa è fuori posto o sta per cambiare. La presenza di questi sentimenti non è un problema, il disagio incomincia quando si supera quella sottile ma importante linea che divide un sentimento molto forte da uno stato d'animo eccessivamente forte, patologico.

Esistono una serie di elementi comuni che giocano un ruolo decisivo e che sono presenti in modo più o meno importante in tutte le persone. Questi elementi rappresentano le modalità di pensiero e di comportamento che favoriscono, generano e mantengono lo stato di ansia in una persona.

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Un manifesto etico per le modelle?

Scritto da Dott.ssa Adriana Giotta.

Le giovani modelle, in assenza di controllo da parte dei genitori possono facilmente perdersi in sregolatezze pericolose inconsapevoli dei rischi e delle conseguenze delle loro azioni perché troppo giovani per comprendere.
Le ragazze cominciano a svolgere la professione di modella attorno ai 16 anni di età, in piena adolescenza, una fase del ciclo di vita di grandi trasformazioni che spinge alla ricerca di nuovi modelli di riferimento, al desiderio di rompere con tutto ciò che infantilizza (Onnis), di liberarsi del controllo degli adulti sulla propria vita alla ricerca di autonomia e di una definizione del sé. Il sentimento di onnipotenza legato all’età, alla natura di questa professione, all’esperienza della nuova situazione, alla novità del lavoro, alla libertà, all’aspetto fisico attraente, alle attenzioni ricevute, possono far perdere di vista il senso di realtà e di umiltà e condurre la ragazza verso situazioni pericolose ed abitudini dannose.

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Cosa accade se guarisco?

Scritto da Dott.ssa Monica Luchi.

Immagine tratta da "Carnage", di R. PolanskyCapita spesso di ascoltare racconti di vite che si riducono a territori sempre più piccoli e più controllati, senza progetti, senza obiettivi e senza inoltre incantamenti.
Vite che si trascinano  e si esauriscono nella puntualizzazione e, appunto nel controllo di dettagli, a prima vista insignificanti: il minimo.
Misurazioni da orafi delle grammature e osservazioni da astronomo dei pulviscoli che ruotano attorno ad un raggio di luce. Tutto questo accade senza immaginazione1, come se l’immaginario in cui si rifugiano rivendicasse autonomia dalla realtà e dal mondo dei simboli.
-“Riesco a guidare su strade comunali, statali e provinciali, ma l’autostrada no! Sono anni ormai che la evito, anche se guida mio marito mi manca l’aria, il cuore batte velocissimo e rischio il collasso”.

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A quale categoria diagnostica appartengo?

Scritto da Dott. Mattia Zanin.

La categorizzazione delle diverse patologie psichiche risponde innanzitutto all'esigenza della comunità scientifica di formulare delle convenzioni diagnostiche, in grado di permettere la comunicazione fra gli esperti e lo stesso progredire della ricerca.
I metodi per giungere ad una diagnosi sono da sempre terreno di dibattito e concernono vari aspetti del vivere sociale e della medicina, dall'efficacia degli interventi clinici alla validità del discorso scientifico sottostante, alla biopolitica.
La globalizzazione delle istituzioni, l'esigenza di trovare un linguaggio condiviso, annessi all'informatizzazione del sapere, hanno portato alla stesura di codici condivisi, più o meno imposti, quali il DSM e l'ICD.
Il dibattito metodologico verte soprattutto su alcuni concetti come la validità e l’attendibilità, sistema categoriale o sistema dimensionale, sistema monotetico o sistema politetico, ecc.

Ciò su cui vorrei però attirare l'attenzione riguarda “l'uso” che spesso i pazienti e le persone in generale fanno delle classificazioni diagnostiche, in risposta ad un bisogno di riconoscimento che rimanda dunque ad una funzione identitaria di tali classificazioni. Che rimanda ad un "fare gruppo".
Uso delle classificazioni da parte della comunità scientifica e “uso” delle classificazioni da parte dei pazienti sono due pratiche ben distinte ma che si incontrano nella cura.

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L'impossibilità dell'amore di coppia

Scritto da Dott.ssa Mariapia Bobbioni.

Amici, amiche, analizzanti donne e uomini lamentano sofferenze nell'amare ed essere amati. Le aspettative sono sempre speciali, e, va da sé, che ciò che si presentifica sia spesso deludente.

Si giocano “partite a scacchi” e sembra che l'uno verso l'altra e viceversa colgano il partner nel punto di fragilità, per incidere, ai bordi dell'offesa, psichicamente, s'intende.

Ognuno proietta sull'altro i fantasmi, le esperienze edipiche, gli scenari del teatro familiare.

L'innamoramento è una malattia, diceva Freud, e aggiungerei bellissima, dalla quale dopo un po' è bene guarire. Spesso si attribuisce all'altro quel tratto di sé che si desidera avere e che non si trova nel racconto personale, ma che affascina.

Non si vive senza amore, ma questa parola, intorno alla quale sono stati scritti numerosi saggi e romanzi, suggerisce una certa impossibilità dell'amore di coppia per come si tende a idealizzarlo.

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Dai neutrini alla musica delle sfere

Scritto da Redazione.

Autore: Gian Paolo Galasi

Ho iniziato a intervistare alcuni musicisti Americani lo scorso anno1, lavorando nello stesso tempo su alcuni testi – la mia bibliografia è irrimediabilmente in progress - per recuperare una prospettiva su certi temi e figure che hanno segnato l’evoluzione storica di alcuni movimenti artistici. Nello stesso periodo, avevo iniziato a studiare il buddismo tibetano con un lama e a gettare un occhio qui e là nel mondo delle filosofie orientali2. Il mio percorso non è sicuramente unico, da questo punto di vista, ma nell’attraversarlo mi sono reso conto sempre di più di due cose.

La prima è che non è possibile ignorare certi sviluppi e certe scelte come poco attinenti al materiale trattato – non si tratta di un contorno, la seconda è che quegli stessi elementi, spesso giocati in chiave New Age, in realtà sono stati colonna portante di un discorso di esplorazione artistica e esistenziale – di consapevolezza – che mostrano quanto, nel nostro mondo occidentale, certe opposizioni siano ancora troppo sbilanciate e influenzino certe scelte in maniera troppo spesso o ancora troppo esclusivamente binaria. In termini freudiani quindi, di ‘sacrificio’ – che è tra l’altro una mistificazione.

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