Centro per il Disagio Psichico

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Il disagio del tempo libero

Scritto da Dott. Marco Telesca.

Edward Hopper - "Hotel Room"Nel normale corso della giornata tutti aneliamo i famosi e importanti “cinque minuti“, tutti per noi. Siamo sempre di corsa, impegnati e concentrati sul nostro lavoro o verso impegni che richiedono tempo ed energie. Spesso non riusciamo a ritagliarci un po' di tempo durante l'arco della giornata. Aspettiamo il fine settimana per occuparci dei nostri hobby, dei lavori in casa o di tutto ciò che ci piace e che durante la settimana non possiamo fare.

Questo è quello che succede per molte persone, ma ce ne sono altre che, a causa del loro disagio interiore, non possono o non sono pronte a occuparsi del lavoro e delle faccende che caratterizzano la quotidianità, non riescono sopraffatti da un “mare di ansia” in cui hanno paura di annegare appena sono costretti a prendersi delle responsabilità anche piccole, ad esempio fare la spesa o pagare le bollette alla posta.

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Un lavoro all'interno del tempo

Scritto da Dott. Mattia Zanin.

Psicoanalisi e fenomenologia della percezione

 

Edmund HusserlDurante un’analisi, attraverso il riaffiorare di ricordi ed emozioni che erano stati rimossi dalla coscienza - o che non erano mai stati articolati - si opera una ristrutturazione del nostro campo percettivo, con risvolti significativi a livello delle nostre reazioni intellettuali e motorie, del nostro rispondere agli stimoli che il mondo continua a presentarci. Il lavoro analitico si configura dunque, fra le altre cose, come un lavoro all’interno del tempo, come un’opera di architettura temporale sul terreno del soggetto.

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Ansia e angoscia

Scritto da Dott. Giovanni Castaldi.

Rimozione, desiderio e domanda dell'altro 

Caravaggio - autoritratto

L'ansia è una condizione fisiologica e psicologica, in sé non patologica se non altera in maniera eccessiva una condizione di equilibrio psicofisico della persona, perché una “buona tensione” può essere utile per realizzare dei propositi mentre l'angoscia è uno stato psichico di grave malessere che può essere un'espressione nevrotica e psicotica dell'ansia. In generale in Psicopatologia quando si parla di ansia si pensa a un fenomeno che altera l'equilibrio psicofisico producendo un'eccessiva emotività che limita la persona nel suo vivere quotidiano.

L'ansia per Freud è una manifestazione sintomatica di un conflitto nevrotico o un segnale adattivo per allontanare la consapevolezza di un conflitto nevrotico. In sostanza l'ansia è un affetto dell'io. L'io controlla l'accesso alla coscienza e tutto ciò che causa dolore nel venire assunto nella coscienza viene rimosso dall'io stesso.

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CsO - Re:Mixed:Genet / The voice of chunk

Scritto da Redazione.

Autore: Gian Paolo Galasi

 

(Demetrio Stratos - Antonin Artaud)

 

Questa occupazione dava un senso alla sua vita. Poiché ogni gesto era perfetto, che lo facesse con uno straccio sporco d'olio o una chiave inglese. Ogni atteggiamento era bello. Accovacciato sui polpacci o facendo girare, chino, la ruota libera, Gil si trasfigurava. Raggiava della precisione e della delicatezza di ogni movimento. Quello che doveva restare nell'inconscio collettivo come un ibrido mostro tra umano e ferino, diviso tra la selva e la città - il lupo mannaro - è, dunque, in origine la figura di colui che è stato bandito dalla comunità. Che egli sia definito uomo-lupo e non semplicemente lupo (l'espressione caput lupinum ha la forma di uno statuto giuridico) è qui decisivo. La vita del bandito - come quella dell'uomo sacro - non è un pezzo di natura ferina senz'alcuna relazione col diritto e con la città; è, invece, una soglia di indifferenza e di passaggio fra l'animale e l'uomo, la phyìsis e il nòmos, l'esclusione e l'inclusione: loup garou, lupo mannaro, appunto, né uomo né belva, che abita paradossalmente entrambi i mondi senza appartenere a nessuno.

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La camera chiara. Roland Barthes

Scritto da Dott. Giovanni Castaldi.

Roland Barthes scrisse questo libro nel 1980 pochi mesi prima di morire. Sono note e riflessioni, considerazioni e digressioni sulla fotografia come si legge nella terza di copertina. Il testo è attraversato da una dimensione autobiografica. Non sono soltanto parole “indifferenti” - scientifiche e teoretiche - sulla fotografia, ma sono parole dettate da una dimensione personale e soggettiva che riguarda i rapporti che tutti noi abbiamo con le immagini fotografiche. Le fotografie evocano in ciascuno di noi sentimenti e disposizioni affettive, amore, rifiuto, seduzione, nostalgia, bellezza, infinita melanconia e milioni di altre cose ancora. Una fotografia rappresenta anche un mondo di cose e di persone che viene di volta in volta rivissuto. Fondamentale è per Barthes immergersi nella rappresentazione fotografica per giungere a cogliere l'essenza più vera della persona fotografata così come lui stesso fa nel rapporto che intrattiene con la fotografia che ritrae sua madre piccola, ancora bambina, in un giardino d'inverno.
Barthes guardava una serie di fotografie di sua madre senza riuscire però a ritrovarla e a riconoscerla totalmente, ritrovava solo alcune parti di lei ma finalmente guardando una fotografia molto antica di lei la riconobbe. Era piccola, bambina, insieme a suo fratello in un giardino d'inverno.

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