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“Oltre la fiaba di Hansel e Gretel” - Una riflessione sui temi dell’abuso e della violenza ai danni dell’infanzia

Scritto da Dott.ssa Marianna Salvato.

 

Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia.” recita l’Art.1 della Legge 4 Maggio 1983, n.184 che disciplina l’adozione e l’affido di minori.

La letteratura psicologica a riguardo, in particolare quella di derivazione psicoanalitica, si presta a supporto di tale normativa, evidenziando l’importanza vitale delle cure materne, la cosiddetta funzione di holding, nel corso del primo anno di vita e il diritto del bambino a un’esperienza primaria di casa “senza la quale non possono essere poste le fondamenta della salute mentale” (Winnicott, Britton, in Bowlby 1952). Alla luce della mia recente esperienza nell’ambito dei servizi sociali residenziali per minori, ispirata dalle biografie di bambini vittime di violenza familiare, che con la loro mera presenza, i loro sguardi impregnati di innocenza, il loro essere in un mondo talvolta troppo spudorato, mi hanno quasi costretta a toccare con mano verità dolorose, indicibili, sconvolgenti, mi sono immersa in una riflessione sull’abuso e la violenza ai danni di minori, realtà attorno alle quali ancora oggi la comunità sociale continua a disseminare tabù.

Il IV Colloquio Criminologico di Strasburgo del Consiglio di Europa (1981) definisce la violenza ai danni dell’infanzia come “quell’insieme di atti e carenze che turbano gravemente il bambino attentando alla sua integrità corporea e al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono: la trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di altri che hanno cura del bambino” .

Da una prima analisi della letteratura emerge una triste realtà: la violenza ai danni dei bambini rappresenta, purtroppo, un fenomeno datato e profondamente radicato nella storia antropologica della nostra civiltà; in tutte le sue forme attive o omissive, essa è un fenomeno senza tempo, diffuso in ogni classe sociale e da sempre presente, seppur in modo subdolo, in tutte le società civili, sempre che tali possano definirsi.
Ancora oggi, nell’era del progresso che si estende a macchia d’olio in tutti gli ambiti del vivere comune, nel tempo della società globalizzata, salutista, orientata alla sensibilizzazione e al culto della prevenzione del malessere in tutte le sue possibili forme, in una società che tanto si impegna nel garantire la tutela dei diritti dei propri membri, si assiste ad una scabrosa negazione dei diritti dell’infanzia. Nonostante il dilagare del sapere psicologico e pedagogico, che riconosce al bambino esigenze e bisogni affettivi di vitale importanza, il fenomeno della violenza minorile, fisica, psicologica e/o sessuale che sia, rappresenta, per la sua entità, un’emergenza sociale non trascurabile, le cui risonanze sullo sviluppo psichico, emotivo e relazionale lo rendono un vero e proprio problema di ordine pubblico.

In Europa è vittima un bambino su cinque e, più frequentemente di quel che si crede, il mostro è sotto il letto, tra le mura del focolaio domestico. Quello di cui stiamo parlando non è solo carta scritta, bensì brutale realismo.

Gli sguardi che ho incrociato durante la mia esperienza in comunità sono solo una piccola parte della grande testimonianza vivente della tragedia che troppo spesso si consuma tra le mura domestiche, quelle quattro mura che dovrebbero proteggere e che invece si prestano a divenire scenari oscuri in cui si consuma l’esperienza di mostruosa violenza. Quelle che ho ascoltato sono voci che rivelano storie di abusi, di maltrattamenti fisici e psicologici, di trascuratezza e deprivazione affettiva, storie di dolore di bambini costretti a crescere troppo in fretta, storie di vite dissipate, deturpate e gettate via;  ma sono anche storie di adulti a loro volta vittime di meccanismi relazionali e familiari mortiferi, coinvolti in un circuito sociale che si auto perpetua di generazione in generazione; sono storie di bambini di ieri affamati emotivamente, abbandonati al destino, traditi, deprivati nel passato, che diventano, oggi, genitori maltrattanti e incapaci di sintonizzarsi affettivamente con i bisogni dell’altro, incapaci di fornire cure in quanto essi stessi ne sono stati deprivati quando ne hanno avuto disperato bisogno.

L’esperienza nel reale ci rivela dunque una dimensione di drammaticità che talvolta, purtroppo, non lascia alcuno spazio ad una potenziale progettualità familiare, alla possibilità per il minore di sperimentarsi nel proprio contesto relazionale di origine, essendo quest’ultimo focolaio di violenza tribale, palcoscenico preferenziale dove si mette in scena la tragedia familiare di cui tutti i protagonisti sono vittime designate e autori al tempo stesso, registi inconsapevoli del loro destino, imprigionati in un meccanismo mortifero e costretti a recitare un copione che si ripete di generazione in generazione, quasi trascinati dentro una fatale concatenazione di eventi traumatizzanti.

Queste righe vogliono essere un tributo a quei bambini prigionieri della loro solitudine, a quei fragili corpi che portano dentro il peso insostenibile di segreti terribili e devastatori, segreti familiari attorno ai quali cala il sipario, il buio pesto. Contribuire all’abbattimento di quell’alone di omertà, o almeno provare a vedere cosa accade realmente al di là di quel muro di pietra che, spesso, l’atteggiamento della nostra società, con i suoi tabù, contribuisce a mantenere attorno a queste storie di sofferenza, diventa oggi un impegno etico, un dovere morale, un fatto di coscienza pubblica. Se è vero infatti che spesso mancano le parole per raccontarsi, è altrettanto vero che ancora più spesso non vi sono orecchie e menti adulte capaci di ascoltare. Non meno grave è infatti l’abuso nell’ascolto che si palesa nella paura di ascoltare il dolore e di confrontarsi con un’impotenza che ci disillude, ci mette a nudo di fronte alla crudeltà dei fatti, rende vano ogni tentativo di razionalizzazione. Non ascoltare la violenza, negarla quando c’è e può far male è un fatto naturale, è un meccanismo fisiologico di difesa da emozioni dolorose e verità indigeste. Tuttavia come operatori e, ancor prima, come persone umane, siamo chiamati a riconoscere le resistenze emotive, sociali e culturali all’ascolto di minori sofferenti per poterle contrastare attivamente e favorire l’abbattimento del fenomeno di tabuizzazione che esiste ormai da secoli.

Emerge dunque con preponderanza la necessità di una formazione specialistica per tutti coloro che, a fronte di un mandato sociale e istituzionale per l’educazione e la cura dei minori, quotidianamente si confrontano con le vittime di violenza: solo impegnandosi ad accrescere la propria capacità di porsi in una posizione di ascolto autentico, infatti, si può iniziare a pensare di poter garantire risposte efficaci ai bisogni spesso inespressi dei bambini vittime di maltrattamenti, dando voce alla loro sofferenza psichica nell’intento di accompagnare il minore nel difficoltoso percorso di espressione e rielaborazione dei vissuti traumatici. Il raggiungimento di un tale risultato richiede però un impegno collettivo da parte della comunità adulta e delle istituzioni in iniziative di sensibilizzazione e di prevenzione, soprattutto primaria, atte a tutelare i diritti fondamentali del minore prima ancora che possano venire calpestati e a ridurre il clima di segretezza e indisponibilità emotiva che ancora oggi si accompagna agli episodi di abuso e maltrattamento delle piccole vittime.

Dott.ssa Marianna Salvato



Bibliografia
-     Holmes J.(1994) La teoria dell'attaccamento. John Bowlby e la sua scuola; Raffaello Cortina Editore, Milano.
-    Bowlby J., Robertson J., Rosenbluth D.,(1952), A two-years-old goes to hospital. The Psychoanalytic Study of the Child, VII, pp. 82-94.
-    Foti C.(2003) L’ascolto dell’ dell’abuso e l’abuso nell’ascolto. Abuso sessuale sui minori: contesto clinico, giudiziario, sociale; Franco Angeli Editore, Milano.
-    Miller A. (1995) La fiducia tradita. Violenze e ipocrisie dell'educazione; Garzanti Libri Editore.
-    Cismai, Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia.
-    Legge 4 maggio 1983, n.184, Art.1.
-    www.azzurro.it

 

 

 

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