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Malattia organica e disagio psichico: la battaglia di un uomo

Scritto da Dott.ssa Caterina Belvedere.

Carlo (nome di fantasia) è un uomo di circa 50 anni affetto da più patologie organiche: diabete che lo ha reso portatore di limitazioni visive bilaterali e algie diffuse soprattutto agli arti inferiori, insufficienza renale cronica con conseguente dialisi e trapianto renale.

La reazione depressiva insorta in seguito al peggioramento del visus e all’accentuazione delle algie diffuse che ne limitano la deambulazione, porta Carlo a richiedere un percorso di sostegno psicologico.

Carlo descrive un’infanzia e un’adolescenza senza particolari problemi. Riporta però un episodio particolarmente significativo in tarda adolescenza: durante un viaggio con un amico in giro per il mondo, il paziente fa un uso massiccio di sostanze stupefacenti che determinano l’insorgere di una vasta sintomatologia - "Ho fatto tutta la scaletta: fumo, anfetamine, LSD anche iniettata… Io sono uscito di senno… Avevo reminescenze religiose buddiste (pensavo ci fosse una scalata sociale verso una divinità che guidava l’umanità), allucinazioni visive (vedevo scale, bagliori di luce, colori) e uditive (avevo una voce in testa, la sentivo bene, mi diceva quello che dovevo fare). Sono finito in clinica psichiatrica…". Rientrato in Italia Carlo sperimenta anche l’eroina e ne fa uso per diversi anni. La conoscenza della donna che diventerà in seguito sua moglie lo spinge ad interrompere l’uso di sostanze, a cercare lavoro e a progettare il suo futuro.

Il paziente sottolinea quanto la patologia organica abbia condizionato la sua vita - "La malattia io l’ho sempre accettata, ma non sopporto le conseguenze, ho paura di perdere la mia autonomia. Ora ci vedo molto peggio, faccio fatica ad uscire, mi becco tutti gli ostacoli, mi ritrovo per terra e non riesco ad alzarmi. Ho pensato che potrei comprarmi un bastone da ciechi, ma mi vergogno!" Carlo parla anche di una trasformazione della relazione coniugale in seguito alla malattia: "La malattia ha trasformato le nostre vite, abbiamo avuto momenti difficili. Mia moglie dice che mi sono chiuso in me stesso, che lei conosceva una persona ottimista... Io credo che sia normale, la malattia ti trasforma, gli eventi trasformano il tuo sentire, il tuo vedere… credo che ognuno faccia un percorso, evolve rispetto alle sue esperienze…".

Ma Carlo non si lascia abbattere. Così come si è liberato dalla dipendenza da sostanze in giovane età, ora vuole lottare per mantenere delle aree di autonomia, seppur relative. Cerca così di dedicarsi ad attività piacevoli, ad esempio la scrittura, una delle sue passioni, ma ne sottolinea la difficoltà soprattutto a causa del deficit visivo - "Quando scrivo metto i caratteri a 72!" . Il paziente racconta di aver sfruttato il periodo della convalescenza post-trapianto per realizzare un sogno che custodiva da tempo: scrivere un romanzo e altri racconti con cui vince anche un concorso letterario di zona.

Rispetto al ciclo di vita Carlo si colloca nella fase della stabilizzazione. E’ impegnato in un bilancio degli aspetti positivi e negativi della sua esistenza, attua un confronto tra passato e presente soffermandosi sulle limitazioni, soprattutto fisiche, che attualmente, rispetto ad un tempo, gli impediscono di far fronte alle circostanze difficili. Si scontra così con il limite rappresentato dalla malattia che fatica ad accettare, non tollera la dipendenza da altri (famigliari) o altro (bastone) ed è attivamente impegnato nella ricerca di strategie che gli consentano di conservare aree di autonomia (cammina vicino ai muri per evitare di incontrare ostacoli quando si reca da solo al lavoro, aumenta i caratteri sul PC per potersi dedicare alla scrittura, etc.). E’ importante valorizzare le risorse a disposizione del paziente, che lo hanno portato a realizzare una sorta di auto-cura. Carlo, infatti, è stato in grado di affrontare le condizioni avverse che hanno caratterizzato la sua vita (dipendenza da sostanze in adolescenza, malattia in età adulta), sfruttando persino eventi vissuti negativamente, come il trapianto, per dedicarsi alla realizzazione di un sogno: scrivere un romanzo. Tutto ciò viene definito tecnicamente "Resilienza", intendendo così la capacità di fronteggiare eventi infausti e circostanze avverse, con esito adattativo.

Sottolineando le sue risorse, il terapeuta ha portato il paziente a comprendere che nonostante la malattia avesse intaccato il suo corpo, poteva conservare un potere a livello psichico. Questo ha determinato un miglioramento del tono dell’umore e l’iniziale accettazione di alcuni limiti e di una forma di dipendenza forzata imposti dalla malattia.

Questo è un caso di un po’ di tempo fa. Il signor Carlo è deceduto a causa dell’insorgere di altre patologie, ma ha vinto la sua battaglia: ha dimostrato a se stesso e agli altri, terapeuta compreso, che è possibile vivere intensamente anche quando ci sono dei limiti che appaiono invalicabili.

 

Dr.ssa Caterina Belvedere

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