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La concezione del trauma reale e quella del trauma fantasmatico: confronti, analogie, differenze

Scritto da Dott. Simone Bonfanti.

All'interno di una cornice psicoanalitica classica, il trauma psichico è inquadrato come un evento improvviso e/o non atteso. L'elaborazione di tale evento è resa difficoltosa o impossibile proprio dall'intensità dell'evento stesso. Il trauma ha effetti patogeni duraturi all'interno dell'organizzazione psichica del soggetto. In questo elaborato si cercherà di analizzare il concetto di trauma a partire dalle prime teorizzazioni sul trauma reale postulate da Charcot, e successivamente riprese da Breuer e Freud, per passare poi all'elaborazione e all'evoluzione che tale concetto ha avuto all'interno della teoria freudiana.

Quando si parla di trauma in campo psicanalitico ci si rifà gioco forza alle prime teorizzazioni sull'isteria, e come a partire da queste si sia poi arrivati a concettualizzare in modo diverso questo tipo di stato mentale. Vale la pena definire come, prima di Charcot, fosse inquadrato tale fenomeno:

  1. l'isteria è un'irritazione degli organi sessuali femminili da curarsi con pressione delle ovaie, impacchi di ghiaccio e interventi chirurgici sulla clitoride;

  2. l'isteria è immaginaria, è una finzione delle donne;

     

Charcot era un neuropsichiatra viennese che lavorava in un reparto in cui, insieme a persone affette da epilessia, erano ricoverate anche giovani donne affette da isteria. Uscendo dall' ottica che vedeva l'utero come la sede in cui veniva a svilupparsi l'isteria, sviluppò la teoria secondo cui tale patologia avrebbe una base traumatica: secondo le sue ricerche, vi sarebbe in questa forma di isteria una idea rimasta latente nel soggetto e che poteva poi manifestarsi in concomitanza con un evento traumatico. Charcot giunse alla consclusione che tali pazienti erano affetti da una forma di isteria indotta da una risposta emotiva a un trauma subito: essi, secondo Charcot, non sviluppavano tali sintomi a causa delle conseguenze fisiche legate al trauma, ma a causa dell' idea che avevano sviluppato intorno ad esso. Al fine di provare la veridicità della sua teoria scatenò con la suggestione, in stato d'ipnosi, delle paralisi artificiali che fece poi regredire. Charcot dimostra in questo modo che le paralisi isteriche post-traumatiche sono dovute ad uno shock psichico.
In altri termini: sarebbe un'idea a provocare i sintomi della nevrosi.
In sintesi Charcot spiegava l'isteria come risultato di un trauma che induceva nel soggetto uno stato di suggestione. Il neurologo parigino andò oltre postulando anche una lesione funzionale - su base non organica - a carattere ereditario nel sistema nervoso delle persone affette da isteria. In questo modo venivano escluse dalla nevrosi tutte quelle manifestazioni somatiche che erano riconducibili ad alterazioni organiche. Il fatto di inquadrare tale patologia come uno stato psichico dovuto all'autosuggestione e curabile quindi attraverso l' ipnosi lo portò man mano a teorizzare la base traumatica di tale disturbo. Lo stesso Freud, rifacendosi in un primo momento agli studi di Charcot, affermerà: “c'è un'analogia completa fra la paralisi traumatica e l'isteria comune, non traumatica'(... ) Nessuno infatti oggi mette più in dubbio che anche nel grave trauma meccanico dell'isteria traumatica non è il fattore meccanico a produrre quell'effetto, ma l'affetto di paura, il 'trauma psichico”( Meccanismo psichico dei fenomeni isterici, 1893). L'incontro fra Charcot e Freud avviene fra ottobre 1895 e febbraio 1986 a Parigi, dove il giovane Freud si era recato per studiare alla corte del famoso neurologo francese. Come detto, Charcot era specializzato nel trattamento di pazienti affette da una serie di sintomi fisici (paralisi, contratture...) e stati convulsivi. La concezione di Charcot è molto avanzata per i tempi, Freud tuttavia la corregge riducendo progressivamente il ruolo dell'ereditarietà, e parlando esclusivamente di trauma psichico, che poi specificherà essere di natura sessuale. Freud fu inizialmente impressionato dal lavoro di Charcot relativo al trauma.

Lo sviluppo successivo di questa idea, comunque, è legato al lavoro di Freud con il medico Josef Breuer. Freud si interessò quasi subito al caso di una giovane paziente seguita dal collega, la famosa Anna O, che Breuer iniziò a trattare già nel 1880. Anna O. Era una donna di 21 anni che si era ammalata di una nevrosi isterica la cui sintomatologia aveva preso piede a partire da una tosse persistente, cui erano seguiti episodi di paralisi degli arti del lato destro del corpo, contratture, disturbi della vista, dell' udito e del linguaggio. A questi sintomi si agigunsero poi episodi allucinatori. Breuer diagnosticò la malattia come un caso di isteria e la trattò con una forma di terapia da lui sviluppata che permetteva la riduzione dell sintomatologia. Tale metodo, detto metodo catartico, che Breuer utilizzò per curare Anna O., prevedeva l' utilizzo dell'ipnosi quale strumento di cura: l'ipotesi che stava alla base era che il soggetto, rivivendo nello stato ipnoide la situazione patogena, la situazione, cioè, che ha portato alla genesi della malattia, desse libera espressione all'emozione legata al ricordo e la cui rimozione aveva prodotto il sintomo. Freud chiamò tale fenomeno abreazione. L'effetto terapeutico di tale fenomeno è legato all'eliminazione dell'emozione connessa all'evento traumatico, e alla conseguente scomparsa del sintomo.

Negli “Studi sull'isteria”, scritti con Breuer, i sintomi sono in stretta correlazione con un trauma motivante, dove per trauma si intende qualsiasi esperienza che provochi affetti connotati da dolore psichico, che, uniti a una variabile costituzionale della persona, darebbero valenza alla situazione traumatica. In queste prime teorizzazioni il trauma psichico rappresenta la reazione soggettiva a un trauma reale, ed ha a che fare con alcune “sensibilità individuali”, cioè con l'intrapsichico. Nello specifico, la causa dell'isteria è da ricercarsi in una seduzione avvenuta in età infantile da parte di una persona adulta. Il ricordo di tale evento verrebbe rimosso dando così vita a sintomi di conversione isterica. Lo stesso Freud afferma: “…Contenuto del ricordo è, di solito, o il trauma psichico che, per la sua intensità, era atto provocare l’insorgere dell’isteria nel malato, oppure l’evento che, per essere occorso in un determinato momento, si è trasformato in trauma. Nei casi della così detta isteria traumatica, questo meccanismo è evidente anche all’osservazione più grossolana, ma è riconoscibile anche nell’isteria che non comporta un grosso trauma. In questo caso si riscontrano piccoli traumi ripetuti, oppure ricordi, in sé indifferenti, divenuti traumatici per eccesso del fattore della disposizione. Il trauma si dovrebbe definire per un incremento di eccitamento nel sistema nervoso, che questo non è riuscito a liquidare a sufficienza mediante reazione motoria. L’attacco isterico si deve forse interpretare come un tentativo di compiere la reazione al trauma” (studi sull'Isteria, 1892).

L'iniziale visione del trauma viene legata a una descrizione metapsicologica, e ha una forma prettamente economica. In quest'ottica, la causa dei sintomi isterici si lega quindi a una situazione traumatica per il soggetto. Il vissuto emotivo, o affetto, e il ricordo dell'evento sono le due parti da cui è composto l'evento traumatico, che diviene patologico in quanto la rappresentazione di contrasto – o ricordo dell'evento – è esclusa dalla coscienza del soggetto. Scrive Freud: Il corso della malattia nelle nevrosi da difesa è in generale sempre lo stesso:

  1. L’esperienza sessuale traumatica, prematura, che è da rimuovere;

  2. La rimozione di quest’esperienza in un’occasione posteriore che ne ridesta il ricordo, e nello stesso tempo la formazione di un sintomo primario;

  3. Una fase di difesa riuscita, che assomiglia alla salute, eccetto per l’esistenza del sintomo primario;

  4. La fase in cui le rappresentazioni rimosse ritornano, ove durante la lotta tra queste e l’Io si formano nuovi sintomi, quelli della vera malattia, cioè una fase di adeguamento, di sopraffazione o di guarigione che reca in sé un difetto con una parte deficitaria” (S. Freud, 1895).

Però la visione di un trauma limitato a una concezione economica non convince Freud, che, già nel 1895, in una lettera a Fliess, inizia a dare maggiore importanza ai fattori dinamici e topologici nell'eziologia della patologia isterica. Già in questo scritto Freud parla di una serie di traumi ripetuti il cui ricordo è impedito dalla rimozione. In ogni caso, il trauma è ancora legato a una matrice sessuale e infantile. Nello specifico Freud sostiene ancora che l'evento traumatico sia in sostanza un tentativo di seduzione da parte di un adulto o di un bambino più grande. È poi a partire dal 1897 che inizia a rinunciare alla teoria della seduzione infantile nel momento in cui la sua esperienza clinica lo porta a convincersi che parte dei ricordi che emergevano nel trattamento di pazienti nevrotici non potevano essere considerati come eventi realmente accaduti, ma sembravano più che altro costruzioni fantasmatiche dei pazienti stessi. Dirà, sempre in una lettera a Fliess: “Caro Wilhelm [...]. Lascia che ti dica direttamente il grande segreto che è spuntato lentamente in me negli ultimi mesi. Non credo più ai miei neurotica” (Lettere a Fliess, 1897). Il solido e reale terreno della teoria del trauma su cui Freud si era fondato fino a quel momento comincia a vacillare. Sostiene anocora Freud: “Viene [...] la precisa convinzione che non esista “un segno di realtà” nell’inconscio, così che è impossibile fare distinzione tra verità e finzione emozionale. Resta la spiegazione che la fantasia sessuale usi regolarmente l’argomento dei genitori” (Lettere a Fliess, 1897).

In questo nuovo passaggio non si mette in discussione l'eziopatogenesi dell'isteria, ma il concetto di trauma: in sostanza Freud inizia a sostenere che in alcuni casi la seduzione infantile non corrisponda a verità materiale ma a una realtà psichica: anche nei casi in cui la seduzione infantile è accertata, il fantasma rimane l'elemento predominante. In realtà, nonostante il passaggio teorico da un trauma reale a uno fantasmatico, si rimane comunque nell'ottica della teoria della seduzione infantile. In questo periodo Freud inizia a dare maggiore importanza alla realtà psichica interna, cioè alla vita fantasmatica. La vita psichica del malato arriva quindi ad essere parte fondante nella costituzione dell'evento traumatico: l'aspetto economico, in questo senso, viene limitato di molto. Ma Freud va oltre, aggiungendo alla sua teorizzazione il principio dell “a posteriori”. Sostanzialmente, Freud sostiene che un evento come una seduzione infantile non costituisca di per sé un trauma, e quindi non produca in sè manifestazioni psicopatologiche. Questo fino a quando altri eventi più tardivi nella maturazione dell'individuo non convertano in modo retroattivo il primo evento – in questo caso la seduzione infantile – in qualcosa di traumatico. In questo momento si assiste alla esplosione di manifestazioni psicopatologiche. Rispetto alla teoria del trauma reale, vi è qui l'aggiunta di un'azione causale che, in modo retroattivo, influisce sulle condizioni presenti dell'individuo. Non è più il trauma in sé a produrre le manifestazioni nevrotiche, ma la sua coloritura retroattiva. La causa, sostiene Freud, rimane in uno stato di latenza fino a quando non ha modo di manifestarsi.

In Introduzione alla psicoanalisi, Freud accosta la teoria del trauma a un insieme di teorie più ampio, che prendono il nome di teoria delle serie complementari. All'interno di questa teorizzazione il trauma si ritrova in due differenti punti: nelle esperienze preistoriche (il trauma dell'assassinio del padre) e a livello dell'esperienza accidentale dell'adulto, che, come affermato in precedenza, produce in modo retroattivo il trauma. Quindi il trauma si costituisce in due tempi, in primis attraverso una regressione della libido al punto di fissazione dell'esperienza traumatica infantile, mentre a un secondo livello vi è l'attribuzione di un significato traumatico a una situazione che lo era solo in modo potenziale. Nel frattempo, la libido tende ad abbandonare le posizioni più avanzate per attestarsi a stati precedenti.

 

Intanto, la situazione internazionale e la guerra riportarono l'interesse di Freud per le nevrosi traumatiche. L’esplorazione della vita sessuale dei bambini porta ad ampliare il ventaglio di eventi potenzialmente traumatici e ad una revisione della teoria metapsicologica del trauma, che Freud presenta nelle lezioni “Introduzione alla psicoanalisi” del 1915-17.Il concetto di trauma come frattura riprende il suo posto accanto a quello di trauma sessuale infantile. L'esperienza traumatica viene vista in questo senso come qualcosa che apporta un incremento di stimolazioni tali da non poter essere elaborate dall'apparato psichico. Sarà sulle riflessioni riguardanti le nevrosi da guerra che Freud elaborerà il concetto di “barriera contro gli stimoli”. La frattura di tale barriera provocherebbe il trauma e la successiva nevrosi. Ma anche le nevrosi da guerra si vanno articolando in modo che il trauma che le origina divanta man mano più complesso e simile al trauma infantile: anche nelle nevrosi da guerra, infatti, quello che si teme è un nemico interno, come avviene nelle nevrosi da transfert. Sostiene Freud: Le nevrosi traumatiche offrono chiari indizi che alla loro base c'è una fissazione al momento dell'incidente traumatico. Nei loro sogni questi ammalati ripetono regolarmente la situazione traumatica; dove compaiono attacchi di tipo isterico, che permettono un'analisi, si viene a scoprire che l'attacco corrisponde a una trasposizione completa nella situazione anzidetta. E' come se questi ammalati non fossero venuti a capo della situazione traumatica, come se questa stesse dinanzi a loro quale compito attuale non sormontato; e noi prendiamo molto sul serio questa concezione: essa ci indica la via verso una considerazione, diciamo così, economica dei processi psichici. Anzi l'espressione "traumatico" non ha altro senso se non questo, economico. Con essa noi designiamo un'esperienza che nei limiti di un breve lasso di tempo apporta alla vita psichica un incremento di stimoli talmente forte che la sua liquidazione o elaborazione nel modo usuale non riesce, donde è giocoforza che ne discendano disturbi permanenti nell'economia energetica della psiche” (Freud, introduzione alla psicoanalisi, 1917).

Anche alla base di tali nevrosi, quindi, agisce il meccanismo di difesa della rimozione, necessaria affinché il conflitto generatosi all'interno dell'Io non arrivi alla coscienza del soggetto. Il trauma psichico è soggetto all’universalità dell “a posteriori”, cioè a partire da ricordi infantili che acquistano valore traumatico solamente molto tempo dopo l’evento reale e in funzione di nuovi eventi scatenanti. Questo concetto che Freud aveva già descritto nel 1895 nel suo incompleto Progetto, sottolinea l’importanza e il ruolo che ha il tempo storico e individuale nel manifestarsi del trauma sessuale che si presenta in due tempi: anche nel caso di una seduzione infantile, la traccia mnestica di tale evento, pur rimanendo nella psiche, non costituisce in sé un trauma, vale a dire non provoca effetti patogeni fino a quando le condizioni maturative o eventi posteriori non convertano il primo evento in trauma; solo in questo momento emergono le conseguenze patogene.

Nel 1926, in Inibizione, sintomo e angoscia, il trauma viene a legarsi con l'angoscia. Inoltre, al concetto di trauma si sostituirà quello di situazione traumatica, e vi sarà il definitivo passaggio da un trauma di tipo reale a uno di tipo fantasmatico. Lungo tutto il percorso di questa teoria si può pensare che, pur mantenendo intatta la valenza sessuale, Freud abbia cercato di sostituire la nozione di trauma puntiforme con quello di situazione traumatica. È infatti attraverso l'attività clinica, come sempre, che Freud giungerà a postulare una serie di situazioni che, presenti nella vita di ogni persona, assumono i connotati di trauma, al di là delle diverse forme individuali di manifestazione. Così, avviene una sorta di radicalizzazione teorica del mondo fantasmatico, in connessione a teorie psicoanalitiche quali il comlesso di castrazione, l'edipo, il lutto per la perdita della madre...

Sostiene freud: “Chiamiamo traumatica una simile situazione vissuta di impotenza; abbiamo allora un buon motivo per distinguere la situazione traumatica dalla situazione di pericolo ….In base allo svolgimento della serie angoscia – pericolo – impotenza (trauma), possiamo riassumere così l’esposizione precedente: la situazione di pericolo è la situazione riconosciuta, ricordata, attesa, d’impotenza. L’angoscia è la reazione originaria all’impotenza vissuta nel trauma, reazione la quale, in seguito, è riprodotta nella situazione di pericolo come segnale di allarme. L’Io, che ha vissuto passivamente il trauma, ripete ora attivamente una riproduzione attenuata dello stesso, nella speranza di poterne orientare autonomamente lo sviluppo” (Freud, Inibizione, sintomo e angoscia, 1926). L'accento viene posto sulle situazioni traumatiche aventi come centro l'esperienza della perdita. Tali esperienze immettono il soggetto in uno stato di impotenza di fronte a stimolazioni (interne o esterne). In questo senso, secondo Freud, la situazione traumatica è fondamentalmente una situazione di impotenza, e tutte le situazioni traumatiche rimanderebbero a questo stato. Quindi, il concetto di trauma ampliato in “Inibizione, sintomo, angoscia”, rimanda a una situazione traumatica sempre complessa che mette sì in gioco il mondo esterno, che attiva tutta una fantasmatica, nei suoi aspetti universali e nelle forme adottate nella storia individuale, che altera gli equilibri raggiunti nella lotta della libido contro la pulsione di morte. Lo stesso Freud afferma chel’universalità dei simboli e l’esistenza di una fantasmatica sopraindividuale ci obbligano a cercare l’origine dei traumi al di là della storia del singolo soggetto. Freud non rinunciò mai a cercare nei fatti della realtà le basi delle situazioni traumatiche, che attribuì alla realtà psichica nell'impossibilità di trovarle negli eventi reali, anche se arrivò a concepire che il trauma psichico infantile non fosse così universale negli eventi delle storie individuali così come lo si ritrovava nelle fantasmatiche dei pazienti.

 

Dott. Simone Bonfanti

 

 

Bibliografia

 

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