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Vivi in bilico e fumi le tue Lucky Strike

Autore: Simona

Queste parole di Vasco Rossi continuano a tornarmi in mente dopo un’intensa chiacchierata con una collega, amica e soprattutto compagna di viaggio..lei le ha pronunciate con un senso di sconforto, come se stesse ammettendo una sua debolezza … “vivere in bilico” … il significato e l’uso comune di questa espressione sono intesi ad indicare in modo concreto una posizione di equilibrio instabile propria di un corpo che si appoggia a un altro toccandolo in un solo punto o, in senso figurato, uno stato di incertezza, di dubbio e di rischio. Per tale motivo l’espressione è immediatamente e irrimediabilmente legata ad una connotazione negativa che richiama un altro termine oggi in voga, anch’esso temuto e attaccato che è quello di “precario”. Chi si riconosce in queste situazioni si porta dentro una grande sofferenza, ciò che più li addolora è un senso di mancanza, o meglio, di non pienezza che invece riconosce in quelli che hanno “delle cose” certe, solide, tangibili … in fondo tutta la nostra società è improntata alla ricerca di stabilità, i passi più importanti della vita di ognuno sono situazioni definitive, il matrimonio, la famiglia, il lavoro stabile … allora sì che possiamo parlare di una vita equilibrata, anzi, parliamo della vita “giusta”! Sembriamo disperatamente alla ricerca di qualcosa che sia per tutta la vita … e quando ci troviamo ad affrontare situazioni in cui questo non c’è, allora ci disperiamo e disperdiamo, perché non rientriamo in nessuna categoria nota, anzi, ne creiamo di nuove per incasellare, perché anche questo dà sicurezza, è una cosa certa e le cose certe ci danno un’identità … ma tornando al bisogno di un “per tutta la vita”, da cosa ci proteggiamo ricercando ciò? Sono convinta che sia un modo molto illusorio di rassicurarci che non soffriremo più, perché se una cosa è certa e stabile, coerente, , allora non c’è dolore e tristezza, perché non c’è mancanza, assenza, ma spesso, la contropartita è che non c’è neanche la gioia, perché questo equilibrio che ci illudiamo di aver raggiunto è in realtà un essere immobili, non c’è lo spazio per muoversi, perché appena lo si fa ecco che l’insicurezza appare … mi viene subito alla mente l’immagine che Verga ci dona con i Malavoglia e “L’ideale dell’ostrica”: staccarsi dai propri meccanismi quotidiani, dalle proprie collaudate e standardizzate procedure porta solo alla rovina delle persone … e allora ecco che cominciamo a lavorare per dare vita all’illusione e ci affaccendiamo, affatichiamo e a volte purtroppo facciamo anche molto peggio, ci massacriamo per raggiungere certezze esterne a noi, al nostro essere, dimenticando la ricchezza che abbiamo dentro, le nostre emozioni, i desideri, perché ciò che è auspicabile in una vita è là fuori, non dentro di noi, là fuori sta ciò che ci dà equilibrio! Ciò che mostra agli altri quanto siamo persone equilibrate e quindi solide e forti! Che bella immagine hanno gli altri di noi … ma c’è qualcosa di veramente nostro in quell’immagine? … e continuiamo a dimenticarci della nostra essenza più intima, che siamo esseri umani  e quindi per natura precari e in bilico, possiamo fare finta che non sia vero ma è una realtà ineluttabile e forse, prima o poi, è il caso di affrontarla, se non vogliamo rischiare di limitarci a sopravvivere!

Le vie per arrivare sono diverse, l’obiettivo è uno e vorrei rappresentarlo con un’immagine: il funambolo, questa è la figura che nel mio sentire rappresenta meglio la nostra condizione di donne e uomini che vivono pienamente. Per la mia personale esperienza di paziente e terapeuta ho trovato nel percorso terapeutico la scuola di formazione per tentare di diventare un’equilibrata funambola, dove per equilibrio s’intende quello dell’uomo in cammino, per cui necessariamente un equilibrio dinamico … provate a fermarvi mentre camminate con una gamba alzata, difficile eh?! Per non cadere occorre portare continuamente avanti l’altra gamba, fare un passo, e la cosa strabiliante è che siamo anche capaci di adeguare la nostra andatura al terreno in cui ci troviamo e non siamo in equilibrio perché il suolo su cui stiamo passeggiando è un bell’asfalto liscio!! Per fare questo non cerchiamo una stabilità all’esterno, ma ricorriamo alla nostra muscolatura, alla nostra percezione e ci fidiamo ciecamente (non ho mai incontrato nessuno che pensasse a come stava camminando, se il passo che stava facendo era giusto o meno!) di come ci muoviamo, siamo spontanei e soprattutto ascoltiamo come ci sentiamo … insomma usiamo tutto il nostro articolato Io con tutto ciò che gli appartiene, risorse, abilità e anche limiti, come una buona terapia  dovrebbe realizzare pienamente: fare i conti e poter contare su ciò che ognuno ha dentro.

 

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