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Brand Now! You're Tetro! (padre, padre, perché mi perseguiti?)

M. Brando interpreta Marc'Antonio nel film "Giulio Cesare", di Joseph L. MankiewiczAutore: Gian Paolo Galasi

Brand Now! You're Tetro! (padre, padre, perché mi perseguiti?)
Atto unico sinestetico

Giro di notte e mi consumo nel fuoco. In esso e grazie a esso. Perché la felicità è seguire i battiti del proprio desiderio, aprirsi il cuore per liberarsi dalle catene. Dalla fame e dal vuoto. Boca. No sueltes la soga. A tu alma. Mi mancano gli abbracci spontanei. Fraterni, o sororali. Che bello vederti, come stai. Non: chissà cosa vuole stavolta. Un periodo sabbatico che dura da troppo tempo. Mi posso riposare, adesso, domani sarà un nuovo incontro, non un'altra manque. Devo vederti, finalmente scorrono le lacrime, perché tu non sei tornato a prendermi ma io sono venuto da te. Chissà, forse nemmeno mi volevi. Sì, siamo scappati tutti e due.

Qualsiasi cosa dirò, ovunque, non varrà nulla se non mi abbasso a stupide, ridicole, inutili (inutili) parole d'ordine. Poi si farà finta di darmi credito, per farmi obbedire meglio. E io non posso chiamarti per nome, perché tu l'hai cambiato. E nemmeno dire chi sono io, perché tu non vuoi farti conoscere. Belle tette, la cameriera. Ma a me piace più la musica: fisarmonica, chitarra, clarino, mi fanno sciogliere nodi, riconciliare col mondo. Ricordi. Personaggi per cui una dozzina d'anni fa avrei provato tenerezza, perché, nella banalità dei loro squilibri amorosi, rappresentavano quasi una liberazione rispetto a quella normalità da madonnina infilzata che mi ha avvelenato la vita. Non è un segreto per nessuno, del resto, che non è certo stato un sentimento mal governato a fottermi l'esistenza.

Come dovrò chiamarti, allora? Eppure, mi sto avvicinando a te, e questo è più importante di tutte le domande che ho in testa. Basta ascoltare, le risposte arrivano. E stanno nelle parole, non nel corpo. In quel che dici quando parli di quel che fai, nelle pause, nelle inflessioni della voce. Finalmente un essere umano, non più gli ordini, ammainare o gonfiare le vele. Esprimersi con le parole è un modo per essere liberi, ma solo se ci si assume il rischio di vedere la loro tenuta, cosa genera in noi la reazione di chi ci risponde, le strategie per evitare che ci mangino un pezzetto alla volta il cuore, per sentirlo palpitare solo di fronte a chi ne vale la pena. Per questo, non credo che ci sia un momento giusto. Tutti i momenti lo sono, e nessuno. Perché, comunque, bisogna vedere cosa succede. Peccato che quando tu hai preso la parola, ha risposto solo chi non voleva incontrarti. Poi il volume dei violini è sfumato, e ti si è fatta vicina lei. Devi essere responsabile di lei, adesso, non di me. Peccato che ogni idiota che voglia farti da padre mi faccia risorgere, più bisognoso di prima, e vanifichi ogni tuo sforzo di allontanarmi nel passato, dove dovrei stare, come una ferita cicatrizzata qualsiasi.

Bene, adesso che lo sai che non sono io la tua spina nel fianco, puoi iniziare a occuparti di te, e puoi iniziare ad aiutarla a occuparsi di sé. Fino al prossimo esagitato che mi ricorderà mio padre, il suo bisogno di sentirsi sereno e pulito, di soffrire, al massimo, come fanno tutti, significando, come quando stanno in gruppo. Statisticamente. Oh, tua madre. Ti ha messo in mano un paio di chiavi, e ti urlava in un orecchio. Regina e celebrità della lirica. Meno male che tu, al momento dello schianto, avevi in testa Piero Ciampi. Ho scoperto che esisto anch'io, come faceva freddo. Per questo, pur avendo tremato, non ti sei rinchiuso nel suo grembo.

Sì. Devo mettermi a frugare nei tuoi ricordi se voglio capirci qualcosa, e a chi ti dice di cambiare nome per pararsi il culo, ricordagli che sei nato prima di lui. Apri la tua porta agli amici, e ricorda che il problema può anche essere un cucciolo cui far fare le fusa, coccolartelo, finché non torna la padrona a prenderselo.

A lui hai già detto quel che ti buono ti ha lasciato, è giusto che ora trovi il tempo per dedicarti alle tue soddisfazioni, quello che ti devi costruire. Che cos'è l'amore? Nulla in confronto a una festa di compleanno per me, con il malincuore perché io dovrò partire, e tu ti divertirai. Ti aspetta lo spettacolo vero, adesso, non i teatrini di paese. Que viva la vida: il linguaggio è morto. Ridi. Entra lei, sola: benvenuta. Nessuno sa perché avete litigato, anche se è lei che ti ha insegnato tutto quello che sei. Forse proprio per questo: con il passato, non c'è futuro. Tuo padre si è sposato diverse volte, tu non hai bisogno di un altro insane asylum. Sì, era lui quello che rivoltava la frittata. Ricordaglielo. Ci si diverta lui, col problema.

Vivrai di filosofia? Di romanzi? No, ma l'importante è che la famiglia, allargata, stia fuori dalla tua vita, d'ora in avanti. Non è un ricatto, è, come diceva il Vangelo, dare a Cesare quel che è di Cesare. Alla lettera.

Brama di vagare, finalmente. Il tanto desiderato nomadismo, le linee di fuga dal suicidio del romanzo famigliare. Tu tremavi, lui ti ha guardato e ha girato la testa. Non era capace. Preferiva schiacciare il chiodo col successo. Per quello te ne fotti, del chiodo e del successo insieme. Both. Cos'è che ti lega, ancora? L'abitudine alla paura, la rabbia dell'umiliazione. Presto non avrai più né l'una, né l'altra. Devi solo cambiare il finale della storia. Non uccidere tuo padre. Diventa qualcun altro. E proteggiti, nel frattempo, dalle previsioni del tempo. You don't need a Weatherman to know which way the wind blows.

C'è solo una cosa ora, che nasce dal tuo passato e che potrebbe avere effetti sul tuo futuro, di cui devi occuparti. Quella parte della tua anima che è stata toccata a fondo, più volte, dal vuoto, e dalla sua marea. Non sarà facile trovare qualcosa che possa, col tempo, occuparne il posto, quello che tu gli hai assegnato: di guida. Anche perché, nel bene come nel male, è l'unica che non ti ha mai tradito. E' stata la tua difesa. Sana, anche, entro certi limiti: sei stato intelligente. L'avessi ascoltata di più, ti saresti allontanato dai pericoli per tempo. Ma è stato il tuo modo di tradirla la tua salvezza, comunque. Ora che tuo padre è morto devi fare di quest'ombra una merce di scambio, restandole fedele. 

Tuo padre è morto, per tutti il suo valore è quello di una maschera. Poco, per qualcuno che una volta era di carne, come te, e che proprio nella rinuncia a una qualsivoglia soddisfazione (non al riconoscimento) aveva in te un rivale. Proprio quanto ti faceva sobbalzare di rabbia, mentre lui si lasciava andare, in quei momenti, ai fantasmi del rimprovero (certo, aveva sempre rifiutato di confrontarsi coi tuoi rimproveri reali, del resto). Nn è stato per il suo bene che gli eri stato riaffidato. Lo sapevano tutti. Per quello ti sei ritrovato, ebbro, in mezzo al traffico.

Ti abbraccio per l'ultima volta, esortandoti, nel caos, a non guardare mai la luce. Non fidarti del bene e del male. Sono idee vecchie, valgono giusto per una associazione di idee o di sensazioni, di cose, come sapeva bene il vecchio Pavlov, un paraculo tra i tanti. Fidati di quel che vedi nelle facce delle persone che hai davanti, e di come reagiscono a quel che dici. Sia quella, la tua guida. Ricordati di chi, pochi anni fa, ti ha permesso di tornare alla meta di quel viaggio tra il traffico come qualcuno che cerca una dimora, e non come qualcuno che ha dei ricordi, buoni o cattivi che siano. Coraggio, (non) sei (più) solo.

(Questo testo è stato ispirato dalla visione di Tetro di Francis Ford Coppola e dedicato a Julio Cortàzar, che ha scritto Il Persecutore, il più bel racconto sul jazz).

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