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Violenza domestica

Scritto da Dott.ssa Giuseppina Ribaudo.

E' un’insegnante di 42 anni sposata dal 1992 con  un ingegnere di 48 anni.
I due si sono conosciuti a una festa di compleanno di un loro amico comune.
L'uomo mostra sin da subito interesse per la donna e comincia a corteggiarla insistentemente.
Passato circa un mese dal loro primo incontro l'ingegnere senza averne parlato con la signora le fa conoscere la sua famiglia. Un misto di emozione e stupore pervade la donna in quell’occasione così inaspettata.
In pochi mesi l'uomo organizza il matrimonio senza coinvolgere troppo la fidanzata con la scusa di non stancarla per i preparativi.
Circa 6 mesi dopo i due si sposano: lei si presenta all’altare fortemente confusa e non del tutto convinta del passo che stava facendo; lui, invece, appare “soddisfatto” e molto sicuro di sé.

Durante i primi giorni di vita coniugale il marito mostra subito un comportamento incostante ed ambiguo: nervoso e suscettibile, disinteressato alla vita coniugale.
Il Suo comportamento verso la moglie era cambiato nettamente: dalle vessazioni verbali passava imprevedibilmente alle aggressioni fisiche, rituali e cadenziate per settimana. Spesso usava fischiettare sul pianerottolo di casa, preludio di un’imminente scena di violenza che da lì a poco si sarebbe scatenata.
A volte la stessa donna si accorgeva del notevole cambiamento di espressione del viso del marito in particolare quando “osava” esprimere un’opinione che, quasi necessariamente, non combaciava con quella di lui.
In queste situazioni scatenava tutta la sua rabbia sulla moglie: calci, pugni, sedie sbattute sulla schiena, piatti a terra, urla, imprecazioni, bestemmie, insulti. Si dimostrava incontrollato, senza pietà alcuna, sordo alle richieste della donna di fermarsi, insofferente ai lividi che le stava procurando e al sangue che usciva dal suo naso e dalla sua bocca .
La signora quasi per assurdo, aspettava passivamente che il marito finisse di sfogarsi su di lei sperando, così, che si esaurisse tutta quella rabbia nei suoi confronti.
Ma non era mai scarico..
Arrivava la sera e la donna si stringeva nella morsa dell’ansia e dell’orrore di condividere il letto con il marito: anche in questo momento diventava l’oggetto di sfogo di lui che sembrava quasi eccitato all’idea di accarezzare i lividi della violenza agita.

Dalla loro relazione è nata una bambina.
In un primo momento l'uomo non sembrava entusiasta e insisteva sull’idea di far abortire la moglie.
La donna non cede, si ribella all’ennesima imposizione del marito e minaccia di togliersi la vita pur di non uccidere la creatura. L'idea di una vita senza la moglie gli fa' cambiare atteggiamento nei confronti della gravidanza e appare emozionato al momento della nascita. Non sospende, però, le violenze sulla donna che viene regolarmente picchiata durante la gravidanza.
Pugni e calci stavolta erano concentrati proprio sul fulcro della loro unione.
La donna sperava, ingenuamente, che la nascita della figlia avrebbe potuto migliorare il loro rapporto.
Purtroppo neanche questo aveva frenato l’insaziabile aggressività dell’uomo.
Dopo 10 anni di matrimonio non c'era stato nessun reale cambiamento, la signora doveva continuamente adattarsi alle condizioni che il marito dettava.
Eppure lui era la stessa persona che in alcuni momenti si dimostrava dolce, affettuoso e intenzionato a cambiare e in altri si trasformava in una belva feroce.
In rari momenti di tranquillità le chiedeva  di essere paziente e che si trattava solo di un momento e di un periodo passeggero.

Ma le promesse si vanificavano appena poco dopo, alla prima incongruenza, alla prima cosa “storta” lui si scatenava su di lei.
Le scuse erano le solite, banali: il modo di cucinare o quello di vestire, come sistemava la casa o come gestiva la bambina che, intanto, cresceva in quell’atmosfera di non amore.
La donna stanca di “sopravvivere” e delusa da promesse mai mantenute decide di separarsi: compra una nuova casa per abitarci con la figlia, nonostante le inevitabili resistenze del marito.
Il marito la segue ovunque, si mostra pentito, cerca di infondere pietà nella figlia che, intanto, aveva nutrito un senso di rancore verso di lui.
La signora  era decisa e sicura della sua scelta di allontanarsi: pensava fosse l’unica soluzione per mettere fine alle occasioni in cui lui inveiva su di lei e in forma assistita sulla figlia.
I fantasmi del passato le continuavano a circolare nella testa: ansia, attacchi di panico, paura, sensi di colpa, insicurezza, bassa autostima, mancato controllo delle cose, timore di non saper gestire una nuova vita.

La donna fortunatamente incontra un altro uomo con cui condivide una grande passione per il cinema.
Vive questa relazione con intermittenza: sentimenti di paura e rifiuto si alternano a momenti di felicità.
La figlia non accetta inizialmente il nuovo compagno della madre spaventata all’idea di rivivere lo stesso copione familiare.
La signora con il tempo si è affezionata all'uomo: quando le cose non vanno bene  se ne allontana momentaneamente e sente forte la sua mancanza. Lui, con rispetto, non la priva mai di attenzioni.

Con la donna abbiamo fatto un lavoro di elaborazione del dolore legato ad episodi vissuti durante il matrimonio.
Inoltre abbiamo rivisitato tutte le fasi di transizione della sua vita, dalla famiglia di origine fino alla separazione dal marito.
Il rivivere il dolore legato a certi episodi è stato un momento emotivo importante e di non sempre facile verbalizzazione.
Passando, poi, alla condizione attuale abbiamo individuato dei punti di forza su cui puntare e quelli di debolezza su cui lavorare.
Le ho chiesto  di tracciare una scala di valori per favorirla sul piano di azione del cambiamento.
Al secondo colloquio  porta la scala di valori: in primis compare il nome della figlia.
Bene: sarà lei la motivazione principale del Suo cambiamento.
Il benessere psicologico della figlia è comunque affidato a un esperto psicoterapeuta.
La bambina ha comunque bisogno di trovare un certo equilibrio anche a casa, nel rapporto con la madre.
Il secondo valore che la donna scrive è il lavoro, fonte di stima e gratificazione per lei.
Bene: una buona rappresentazione sociale rinforza l’immagine positiva di se stessi.
Per ultimo, ma non di importanza, scrive il nome del nuovo compagno con il quale può investire sul futuro. Decide di seguire un percorso psicoterapeutico che l’aiuterà ad acquisire tutte quelle forze necessarie a raggiungere i suoi obiettivi.

 

Dott.ssa Giuseppina Ribaudo

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