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La non naturalità del sesso

Scritto da Dott. Marco Focchi.

Brigitte Bardot e Michel PiccoliNel nostro lessico, che a volte rischia un po’ di essere anche il nostro idioletto, abbiamo il particolare termine di “sessuazione”, che indica la ripartizione del genere umano tra maschile e femminile. E’ un neologismo con cui Lacan esprime l’idea che il sesso non è semplicemente quello a cui siamo destinati dalla biologia. Si tratta di una nozione molare della scoperta freudiana: il sesso in cui una persona vive la propria sessualità non è vincolato dai dati anatomici di partenza, non è destinato dall’organismo che il soggetto abita e, per questo motivo, possiamo dire, in un certo senso, che per l’essere umano esiste una scelta sessuale.

Parlare di sessuazione è un modo di esprimere l’idea che il sesso non è un dato biologico ma implica una scelta.

In questo, se ci si riflette, c’è una presa di posizione metafisica di fondo: c’è una definizione di uomo molto diversa da quella aristotelica consegnataci dalla tradizione. Per Aristotele l’uomo è l’animale che ha il linguaggio.  Per Freud l’uomo è l’essere che può scegliere la propria appartenenza sessuale.

 

Quando parliamo di scelta in questa prospettiva non pensiamo, per esempio, all’immagine di un mazzo da cui possiamo estrarre la carta che vogliamo: la scelta sessuale, in senso freudiano, avviene entro certe condizioni: è subordinata alla logica edipica. In questo contiene però anche un limite: quello per cui la normalità è intesa come essenzialmente maschile ed eterosessuale, mentre la femminilità appare come qualcosa di più difficile, che richiede una sorta di spirito d’adattamento. La posizione femminile è caratterizzata dalla famosa invidia del pene, che Lacan ridefinisce “nostalgia, nella donna, per la mancanza d'avere”. La definizione dell’appartenenza sessuale in base al significante fallico gerarchizza i due sessi in modo, per così dire, non democratico. Diverso è quando Lacan, nell’ultima fase del suo insegnamento, determina l’appartenenza sessuale in base al godimento: abbiamo allora la posizione maschile caratterizzata dalla focalizzazione  del godimento sul fallo, e quella femminile che si definisce attraverso un godimento al di là del fallo, che si sottrae a qualsiasi determinazione significante e dunque di cui è impossibile  dire alcunché. Sappiamo che per darne un’idea Lacan si riferisce all’inesprimibile dell’esperienza mistica. Porta però anche un esempio meno etereo e che mi ha sempre colpito: sostiene che il godimento perfetto è quello dell’ostrica, solo che l’ostrica non può dircene niente.

Mi interrogava, al di là del fatto che l’ostrica è, nella nostra fantasia, l’emblema perfetto del godimento femminile, il fatto che anche le ostriche devono essere maschio e femmina e, in qualche modo, devono accoppiarsi per riprodursi. E’ difficile per noi, legati all’immaginario della corporeità umana, rappresentarci la copula delle ostriche, così impedite dal guscio e apparentemente con così poche possibilità di scambiarsi segnali tra loro. Eppure anche le ostriche si accoppiano.
Funziona così: in un determinato periodo dell’anno le ostriche secernono una grande quantità di spermatozoi, tanto che, dicono gli etologi con una bella immagine, l’animale ne resta avvolto per un po’ di tempo come in una nuvola. Gli spermatozoi arrivano così alle uova che ne risultano fecondate. C’è però una difficoltà: gli spermatozoi e le uova devono essere prodotti nel medesimo tempo, e le ostriche maschio e femmina non hanno grandi possibilità di dialogo per mettersi d’accordo. E’ un problema che nell’etologia è conosciuto come “sincronizzazione”. E’ stato osservato che per le ostriche l’accoppiamento – che, come vediamo, avviene senza contatto fisico – si verifica una volta l’anno a giugno, due giorni prima o due giorni dopo la luna piena o la luna nuova. Il che significa che la chiave della sincronizzazione per le ostriche sono le maree, che fungono da segnale d’innesco di un ciclo comportamentale in modo analogo a quello di altre specie, dove possono intervenire, per esempio, segnali sonori o visivi.
Mi soffermo un po’ su temi etologici perché mi sembra un buon modo di affrontare l’argomento, che mi è stato proposto, della non naturalità del sesso. E’ un titolo dove è implicata una negazione, ed è quindi interessante capire qual è l’elemento positivo che viene negato, e quindi capire qual è la naturalità del sesso, per cogliere meglio cosa nell’uomo viene meno, a quale dimensione si tratta di supplire nell’essere parlante. Sappiamo infatti che il sintomo supplisce all’assenza di rapporto sessuale, e tutta la teoria del partner-sintomo si sviluppa da questo. L’animale, diversamente dall’essere parlante, non ha bisogno di sintomo perché per lui, che vive il sesso in modo naturale, c’è rapporto sessuale, e la sincronizzazione ne è già un esempio. L’etologia infatti è per noi istruttiva proprio nel mostrare come negli animali il comportamento sessuale venga da una concatenazione di segnali che si corrispondono e dove l’istinto è un sapere che guida con una sicurezza ignorata da noi, esseri smarriti nelle trame del significante.

 

SpinarelloUno degli esempi più conosciuti, raccontato con grande forza espressiva sia da Lorenz sia da Tinbergen, è quello dello spinarello. In questa specie di pesce è il maschio che prepara il nido, e mentre lo fa comincia a cambiare colore, diventa di un rosso più intenso mentre il nero del dorso si contrae in piccole macchioline rendendo la pelle più splendente. E’ un po’ come un adolescente che si prepara davanti allo specchio per il suo primo appuntamento importante.
Nella femmina avviene un mutamento analogo: il ventre si gonfia per la maturazione delle uova modificando il profilo. Le femmine poi passano in branco, un po’ come ragazzette che sciamano per le strade a primavera, e quando si avvicinano al territorio di un maschio l’animale reagisce al loro passaggio con una curiosa danza circolare in loro direzione. Questa danza, a zig-zag, fa allontanare la maggior parte delle femmine, ma se ce n’è una abbastanza matura per deporre le uova lo segue verso il nido dopo avere assunto una posizione verticale. Il maschio allora punta il muso all’ingresso del nido e lei ci si infila. Poi il maschio le dà dei colpetti con il muso per stimolarla, fino a che questa depone le uova. Dopo di che l’allontana dal nido, ripara il tetto lacerato dal passaggio suo e della femmina, sposta le uova sotto il tetto e le feconda.
Di questa sequenza Tinbergen fornisce uno schema che è un vero e proprio diagramma del rapporto sessuale, perché mostra i comportamenti tipici del maschio e della femmina che si inanellano  in una catena causale dove ogni segnale produce nel partner il successivo fino al compimento del ciclo.

 

 

Si tratta di una concatenazione specifica, propria della specie. Si è infatti provato a mettere una tinca femmina di fronte allo spinarello. Può capitare casualmente che risponda alla danza e segua, ma questo non è un comportamento sufficiente: basta che la corrispondenza si interrompa a un livello qualsiasi della catena causale perché il ciclo non vada a compimento.
E’ più facile che il ciclo si compia se si hanno due individui della stessa specie anche se dello stesso sesso. Si è provato a mettere delle colombe in cattività senza maschi. A un certo punto una delle due comincia a comportarsi come un maschio e il risultato finale  è che entrambe le femmine depongono le uova nello stesso tempo.

La naturalità del sesso è questo: che l’istinto è depositario di un certo sapere in grado di guidare la relazione sessuale, che il maschio e la femmina sono condotti alla copulazione da una specifica serie di segnali inequivoci che si corrispondono, che c’è rapporto sessuale.
La non naturalità del sesso, per converso, è che questo sapere non c’è.

Dafni e CloePer mostrarlo Lacan prende come paradigma Dafni e Cloe, la storia scritta da Longo Sofista nel II secolo d.c. Dafni e Cloe sono due neonati che sono stati esposti, nutriti il primo da una capra, l’altra da una pecora e poi adottati e cresciuti in due famiglie dei pastori del luogo. Si incontrano quotidianamente al pascolo degli animali: lui ha quindici anni e lei ne ha tredici quando Eros escogita una trama perché si innamorino reciprocamente.
Dafni cade in una trappola per lupi. Cloe, con l’aiuto di altri pastori lo salva e lo accompagna, pesto e sanguinate, a ristorarsi presso una fonte, dove lui si toglie la tunica e si deterge. La visione della bellezza del suo corpo nudo colpisce Cloe indelebilmente, e da quel momento comincia a essere innamorata di Dafni. C’è in questa scena qualcosa di tipicamente greco: l’incarnazione della bellezza nella nudità del corpo. E’ una scena che non avrebbe potuto svolgersi così nella cultura cinese, dove nell’arte non esiste rappresentazione della nudità del corpo, e non per moralismo.
E’ poi il turno di Dafni di innamorarsi. In un gioco di competizione con un altro pastore il giudice è Cloe, che premia Dafni vincitore con un bacio con cui gli sconvolge i sensi.
Da quel momento Dafni e Cloe sono innamorati l’uno dell’altra, sono malati l’uno dell’altra, ma non sanno il nome della loro malattia. Si struggono di desiderio, ma si consumano di qualcosa che per loro resta senza nome.
Le cose vanno avanti così fino a una festa di vendemmia, quando il vecchio Fileta racconta loro un sogno dove Eros gli rivela i suoi disegni su Dafni e Cloe, e spiega loro che “all”amore non c’è rimedio alcuno che si possa prendere mangiando, bevendo o cantando, ma solo baciandosi e abbracciandosi e giacendo nudi insieme”.
Dopo questa lezione teorica i due protagonisti cercano di mettere in pratica l’insegnamento ricevuto: largheggiano con i baci e con gli abbracci. Sulle prime esitano un po’ a giacere nudi uno accanto all’altra, ma quando rompono gli indugi non sanno poi come andare avanti. Dafni vede dei caproni che si accoppiano saltando in groppa alle capre e dice a Cloe: “Forse dovremmo fare così anche noi, vedi come sono quieti e appagati loro dopo che lo hanno fatto”. Ma Cloe risponde: “No, loro si saltano in groppa e non giacciono accanto, e poi con la lana che hanno addosso sono più vestiti di noi con le tuniche”. Sotto l’apparenza di una pedissequa applicazione della teoria appresa, Cloe rivela qui il guizzo del filosofo, perché in realtà illumina la differenza tra animale e uomo: solo l'uomo infatti può essere nudo. E' così impossibile confrontare  la sessualità animale  con quella umana.
Le cose restano in stallo fino al momento in cui entra in scena Liceto, una donna che ha sposato un contadino ma che viene dalla città e che, di gusti più raffinati delle campagnole, nota subito la bellezza. Si tratta naturalmente della bellezza di Dafni, di cui si incapriccia, e pensa allora di prendere due piccioni con una fava: insegnargli cos’è l’amore e al tempo stesso togliersi il capriccio.
La storia, per quel che ci interessa, potrebbe concludersi qui, perché Dafni, reso uomo da Liceto e illuminato nella pratica, vorrebbe correre subito da Cloe per farle conoscere il segreto finalmente svelato, ma Liceto lo ferma, gli dice di fare piano, con Cloe sarà diverso, sanguinerà, all’inizio le farà male, e così via. Si tratta solo di differire l’incontro sessuale dei due ragazzi in funzione narrativa, perché devono scoprire le loro origini  nobili e convolare a giuste e onorate nozze.

Interessante per noi è vedere come per i due adolescenti, in preda all’inquietudine senza nome dell’amore, la lezione teorica di Fileta non insegni l’essenziale e le cose non si risolvano finché non entra in scena lo spirito pratico di Liceto: è un modo di mostrare come il problema del sesso non abbia soluzione sul piano significante.

La storia di Dafni e Cloe mette in risalto, soprattutto con il colpo d’occhio filosofico di Cloe, la differenza tra l’uomo e l’animale, tra la sicurezza dell’istinto animale e la dubbiosa incertezza del significante, tra ciò che non richiede nessuna rivelazione e ciò che invece deve essere svelato.

Cosa induce, nell’uomo, la non naturalità del sesso? Abbiamo la risposta già pronta: è il linguaggio, è il fatto che l’uomo è un essere parlante. Questa è l'idea in un certo senso già a disposizione  quando si parla all'interno dell'orientamento lacaniano,  non segnato dall'evoluzionismo che  dà la propria impronta al pensiero psicoanalitico anglosassone. Proviamo però a seguire un’altra via: prendiamo la lettura che Heidegger fa di Uexküll, autore che è uno dei riferimenti importanti di Lacan. E' di Uexküll il termine Umwelt usato per indicare l'ambito vitale dell'animale. In quest'ambito l'animale risponde, con i comportamenti istintuali , a determinati segnali che Uexküll chiama Merkmalträger. La marea per le ostriche o la danza zig-zag per lo spinarello ne sono degli esempi. Heidegger chiama questi segnali das Enthemmende, ciò che toglie il freno, il disinibitore, e sostiene che l'animale vive in una povertà di mondo perché ha rapporto solo con il proprio specifico disinibitore e non gli è per questo rivelato l'ente. Povertà di mondo, in altri termini, significa che l'animale, entrando in relazione con l'Altro, può incontrare solo ciò che colpisce la sua capacità di attivazione e niente di più. Tutto il resto non è, a priori, in grado di penetrare il cerchio dell'animale. Vediamo che qui, nel differenziare l'uomo dall'animale entra in gioco una descrizione più complessa di quella aristotelica. E' qualcosa di diverso dalla macchina antropologica che per individuare l'uomo deve incessantemente attraversare la dimensione biopolitica, quella che determina la presa del potere sulla vita, e che si definisce nelle determinazioni che separano l'animale dall'uomo o l'animale nell'uomo.

Nell'analisi di Heidegger l'uomo è tale solo in quanto si rende libero per il possibile attraverso l'esperienza strutturale della noia (la noia per Heidegger viene ad assumere una posizione più fondamentale dell'angoscia) e si verifica una sospensione e una disattivazione del rapporto animale con il disinibitore. Questo significa, riportato ai nostri termini, che non c'è rapporto sessuale per l'essere parlante perché, sul piano delle condotte erotiche, l'essere parlante non risponde più ai segnali- guida dell'istinto, il disinibitore, ciò che dà l'avvio a un comportamento, come la danza zig-zag dello spinarello, è disattivato, il sapere istintuale è tolto e al suo posto viene la pulsione.
Questo naturalmente cambia tutto lo scenario, perché tra il desiderio e l'oggetto che lo causa non c'è affatto quel rapporto quasi automatico di causa ed effetto che abbiamo visto nella concatenazione comportamentale dello spinarello. Il rapporto tra il desiderio e ciò che lo causa non è innescato dalla presenza dell'oggetto, ma dal suo sottrarsi: l'oggetto è causa di desiderio nella misura in cui è mancanza, e ciò che è disponibile e a portata di mano, è un fatto di esperienza comune, perde valore. La realizzazione del desiderio non può che passare per i palazzi d'illusione del fantasma, le fantasmagorie del sogno, i labirinti che il linguaggio impone prima di giungere all'appagamento.

Il godimento, la messa in atto della pulsione, ciò che ne costituisce il soddisfacimento, non deriva affatto dallo svolgersi del meccanismo istintuale che segue al segnale d'innesco comportamentale, ma è piuttosto qualcosa che appare come rivelazione, che mette in gioco la dimensione della sorpresa, è qualcosa che eccede la vita e la natura. In questo senso diciamo che la pulsione e il godimento sono il reale con cui abbiamo a che fare nell'esperienza psicoanalitica, e che ha una connotazione temporale nella sospensione e nell'evento. Sono questi, direi, gli aspetti che fanno apparire la sessualità come la componente meno naturale nell'uomo.

 

Dott. Marco Focchi

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