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L'abito sessuato

Scritto da Dott.ssa Mariapia Bobbioni.

Audrey HepburnLa storia della donna assume una forza speciale quando la si osserva attraverso lo sguardo su corpo nudo e vestito. La trasformazione, significante per la figura femminile, si inscrive in mutazioni stilistiche che parlano di un cambiamento in ambito sociale e culturale.
Quando ai primi del '900 la figura femminile rinunciò al busto, grazie all'ideazione del grande sarto francese Poiret, del semplice tubino, la donna aprì una nuova epoca di pensiero sul mondo e su se stessa. Aveva dato ragione alle lotte degli Illuministi Diderot Dalambert, i quali ritenevano il busto una crudeltà inutile, poiché imponeva al corpo posizioni errate, causando molteplici malattie, e perché allontanava ogni idea di flessuosità, che si è ritrovata poi nella donne di Ertè e in tutta la cultura delle Avanguardie Storiche.

La moda è uno spazio innanzitutto mentale e ne dice di una forte componente etica dell'estetica. Ne dice anche di ciò che il soggetto non sa, del proprio desiderio così difficile da definirsi. L'abito parla dell'inconscio del soggetto, della sue rappresentazioni immaginarie, del suo bisogno di posizionarsi simbolicamente. Addentrandosi in questo argomento e ascoltando parecchie donne nel loro racconto di analisi, ecco che appare vistoso, nella relazione madre-figlia, sullo sfondo degli scenari preedipico ed edipico, l'elemento abito come oggetto capace di determinare un segno non indifferente nella formazione della struttura soggettiva e della propria sessualità.
Accade di ricordare di come si era vestite forzatamente alla maschietta, secondo il desiderio delle proprie madri, ma non di quelle bimbe curiose del loro femminile.

 

Dott.ssa Mariapia Bobbioni

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