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La rimozione del tragico e la perdita del racconto soggettivo

Scritto da Dott.ssa Mariapia Bobbioni.

Il ritratto di Dorian GrayIn un'epoca in cui ci si affanna per parlare di stile è evidente la mancanza di questo nel soggetto che vive la scena del suo tempo. Naturalmente per stile s'intende ciò che Lacan suggeriva come “l'uomo, l'uomo cui ci si rivolge”, inserendo il concetto di relazione e non di chiusura narcisistica malata. Il Disagio della Civiltà ha offerto una lettura fine e attenta, decisamente attuale di questo aspetto.

 

Il soggetto della “contemporaneità”, quello proposto dai mass-media, e in contrasto in vari ambiti del sociale, sembra chiuso autisticamente nella piccola “idealizzazione del benessere”, che si traduce in una diffusa idea di eternità della bellezza, in cui un corpo integro e incorruttibile fa da padrone forse anche sulla morte. Il dolore non deve esistere, può solo essere presentato in televisione come scenario di un mercato degli affetti, come esibizione pubblica di una finzione privata: con questa mossa l'aspetto tragico del vivere viene sconfessato, come pure il racconto di verità del soggetto. Il corpo si fa parola, non può essere ascoltato: se si presenta un sintomo, la richiesta è la cancellazione, non l'interpretazione. La società mal tollera la stasi; la riflessione è una perdita di tempo.

Si tratta di dolore morale, che viene attualmente manipolato. E così eccoci tutti molto simili, eternamente giovani e brillanti, rapidi nelle azioni, positivi, pronti a fare e a disfare, sempre al top. Il femminile è ancora più in copertina, perché tradotto in donna che ancora deve sedurre, purtroppo secondo i canoni banali della volgarità emergente. Prende forma un aspetto: l'insofferenza, per nulla articolata, del delirio estetico che significa l'impossibilità ad accogliere il limite, volere intrattenersi nell'onnipotenza che, certo, sembrerebbe allontanare l'aspetto tragico della vita.

Il corpo e l'abito, dimensioni con le quali ogni soggetto si ritrova a colloquio ogni mattino al suo risveglio, parlano di una mascherata piuttosto che una “parade“ attraverso la quale apparire e pararsi.

La televisione, le riviste, i salotti, i locali pubblici sono contenitori enormi di un circo dell'immaginario, in cui il soggetto non è più il soggetto che si relaziona all'altro, ma si fa oggetto di un gioco, a tratti perverso, il cui comando è nell'obbligo di godere.

Ritrovare l'etica è il senso, l'orientamento di chi tratta con l'inconscio.

Disporre dell'inconscio, accoglierlo nella sua rinnovata complessità, è certamente un lusso dei pochi che non temono lo sguardo sulla propia mancanza.

 

Dott.ssa Mariapia Bobbioni

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