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Un manifesto etico per le modelle?

Scritto da Dott.ssa Adriana Giotta.

Le giovani modelle, in assenza di controllo da parte dei genitori possono facilmente perdersi in sregolatezze pericolose inconsapevoli dei rischi e delle conseguenze delle loro azioni perché troppo giovani per comprendere.
Le ragazze cominciano a svolgere la professione di modella attorno ai 16 anni di età, in piena adolescenza, una fase del ciclo di vita di grandi trasformazioni che spinge alla ricerca di nuovi modelli di riferimento, al desiderio di rompere con tutto ciò che infantilizza (Onnis), di liberarsi del controllo degli adulti sulla propria vita alla ricerca di autonomia e di una definizione del sé. Il sentimento di onnipotenza legato all’età, alla natura di questa professione, all’esperienza della nuova situazione, alla novità del lavoro, alla libertà, all’aspetto fisico attraente, alle attenzioni ricevute, possono far perdere di vista il senso di realtà e di umiltà e condurre la ragazza verso situazioni pericolose ed abitudini dannose.

Viviamo nell’epoca socio-culturale in cui il corpo è al centro dell’attenzione, è un valore assoluto, e non la persona. Il bombardamento mediatico, indirizzato soprattutto alle donne, non fa che proporre corpi seducenti, plastici e perfetti. Non conta tanto essere quanto apparire, alla spontaneità viene sostituito il controllo. Questi elementi, uniti alla carenza di modelli di riferimento sani, non aiutano l’adolescente ad effettuare una serena transizione ed individuazione da ragazzino a giovane adulto. Possedere un corpo di “modella” rappresenta l’aspirazione di tutte le donne di oggi, anche di coloro che non lo ammettono; fare la modella è il paradigma dello status symbol culturale nella nostra epoca. Apparire perfette, anziché essere umane, controllare ogni cosa, dal modo di vestirsi al modo di acconciarsi, al modo in cui ci si muove, si gesticola, controllare il proprio peso e le calorie ingerite, mortificando i propri bisogni nel tentativo di dimostrare la propria volontà, efficienza, autonomia e dunque  il proprio valore, quantomeno quello che oggi viene percepito come tale ovvero l’apparire, a scapito della spontaneità, della naturalezza, elementi essenziali per l’espressione della nostra unicità. Inoltre alle modelle non viene richiesto un pensiero, quasi come non ne fossero in grado, ma solo un apparire e purtroppo di questo molte finiscono per convincersi, identificandosi con lo stereotipo della “modella”, puro corpo vuoto, oggetto feticcio. E di questo paiono convincersi anche molte donne, condizionate dalle icone mediatiche.

Paradossalmente per aiutarsi in questo “controllo” molte giovani modelle perdono il controllo cominciando ad imbarcarsi in scorciatoie ed abitudini autolesive: diete, lassativi, diuretici, droghe, alcol e a volte, nell’esasperato tentativo illusorio di ottenere continue conferme, una sessualità promiscua. La tendenza di imitare i coetanei o gli amici per paura di non essere all’altezza, per sentirsi più “adeguati”, facilitata dalla bassa autostima e dall’insicurezza tipiche dell’età adolescenziale in cui si diventa più vulnerabili per via del corpo che si trasforma e della definizione del sé, non aiuta. Nel caso delle modelle questo elemento è ancora più accentuato: le giovani ragazze, nel tentativo di superare il sentimento di solitudine dovuto alla lontananza da amici e familiari e sprovviste degli strumenti per selezionare le frequentazioni, per inesperienza e ingenuità, possono cominciare a frequentare individui ambigui che troppo spesso purtroppo ruotano attorno alle giovani modelle: in quanto oggetti del desiderio, possono attrarre un tipo paradigmatico di soggetti a caccia di giovani modelle, che  le usano come trofei da esibire o per interessi personali: uomini insicuri o narcisisti; P.R. di discoteche, pagati per portare un numero più elevato possibile di ragazze in modo da attirare clienti danarosi nelle salette VIP; altri soggetti ambigui che svolgono la professione parassitaria, profumatamente retribuita, di “procacciatori di modelle” per uomini danarosi in cerca dell’accessorio mancante: le belle e giovani ragazze. Il loro compito è di portare sempre nuove modelle, per i fine settimana o in vacanze, sulle grandi barche e ville lussuose, in cui puntualmente vi è di tutto e di più. A volte si è osservato come persino agenti di modelle abbiano agito in maniera analoga. Le giovani modelle possono essere attratte dallo scintillio della apparente abbondanza, soprattutto se provenienti da umili origini, senza riconoscere la trappola degli “specchietti per le allodole”. E’ presto deducibile come il passaggio dal fare la modella al diventare escort sia davvero labile, motivo per il quale nell’immaginario collettivo spesso fare la modella equivale stereotipicamente all’essere una donna di facili costumi, acquistabile con poco denaro, una borsetta e un week end.  Questi “specialisti”, solitamente con molti anni di differenza rispetto alle ragazze, purtroppo sanno molto bene come manipolale e condurle verso strade davvero molto pericolose, approfittando delle loro fragilità e della loro solitudine, premendo i pulsanti giusti di cui sono esperti.
Le agenzie di modelle sono impotenti di fronte a queste dinamiche: le adolescenti possono essere incontrollabili, ingestibili. I booker possono solo limitarsi a dare loro dei consigli, anche perché non è loro compito quello di controllare la vita privata delle ragazze e purtroppo gli adolescenti, in quanto tali, tendono ad ignorare qualunque suggerimento per opposizione, per dimostrare autosufficienza o anche solo nel tentativo di ricercarla.

Le modelle sono adolescenti e come tali avrebbero il diritto di attraversare l’esperienza della propria adolescenza in quanto importante fase del ciclo vitale di un essere umano. Ma la loro professione richiede obbligatoriamente  che maturino in fretta: si viene catapulti in un mondo di adulti al quale ci si deve adeguare velocemente. Come gestire questa contraddizione? Occorre fare uno sforzo e capire che uno dei prezzi da pagare per poter svolgere questa professione è vivere un’adolescenza diversa da quella dei propri coetanei, con pregi e difetti, alla stessa stregua di un atleta: la vita di un atleta è molto disciplinata e così deve esserlo necessariamente anche quella di una modella. Le ragazze devono rispettare le regole del loro mondo essenziali per avere successo in questa professione e per mantenere la salute psicofisica, inoltre devono abituarsi a ragionare da adulte dato che si interfacciano con un mondo fatto di interessi e di affari da adulti. Le ragazze devono, altresì, allenarsi a puntare al bene a posteriori anziché a quello a priori: nel bene a priori vige la gratificazione immediata, la bramosia del tutto subito e, nell’illusione che ciò sia possibile, ci si può ritrovare a ripetere sempre gli stessi schemi comportamentali, imbarcandosi in scorciatoie che puntualmente ci riportano al punto di partenza se non sotto zero con  l’aggiunta della scottatura e della delusione, nonché dello scoraggiamento e della perdita di entusiasmo e di autostima. Una gratificazione autentica proviene dal perseguire il bene a posteriori: un palazzo non si costruisce in un giorno, bensì mattone su mattone, nel tempo, a piccoli passi. Occorre un piano architettonico, un progetto, dei tempi precisi per completarlo. Nella vita vale lo stesso principio. Questa modalità custodisce in sé la vera felicità: è un percorso fatto di frustrazioni, sì, ma anche di dignità, di tante piccole e grandi gratificazioni ben più profonde, radicate e reali, derivanti dalla consapevolezza che si sta costruendo qualcosa di importante e dai risultati tangibili ottenuti. Occorre prendere coscienza che questa è la natura dell’esistenza. Prima impariamo ad accettare la realtà e a vivere in accordo con essa, prima raggiungeremo la vera felicità senza perdere tempo. Un Io compatto, forte e solido, una salda autostima e una gratificazione autentica si sviluppano perseguendo degli obiettivi, avendo dei progetti, una strategia per raggiungerli, una intenzione chiara, forte, precisa, ferma, perseveranza e tolleranza alle frustrazioni, tanto duro lavoro e disciplina. Costruire qualcosa ci gratificherà e vedere i risultati dei nostri sforzi strutturerà la nostra autostima. Le scorciatoie sono illusioni e portano solo dolore e delusione, fanno perdere tempo, energie, entusiasmo e minano fortemente la sicurezza di sé.

 

Dott.ssa Adriana Giotta

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