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Un lavoro all'interno del tempo

Scritto da Dott. Mattia Zanin.

Psicoanalisi e fenomenologia della percezione

 

Edmund HusserlDurante un’analisi, attraverso il riaffiorare di ricordi ed emozioni che erano stati rimossi dalla coscienza - o che non erano mai stati articolati - si opera una ristrutturazione del nostro campo percettivo, con risvolti significativi a livello delle nostre reazioni intellettuali e motorie, del nostro rispondere agli stimoli che il mondo continua a presentarci. Il lavoro analitico si configura dunque, fra le altre cose, come un lavoro all’interno del tempo, come un’opera di architettura temporale sul terreno del soggetto.

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La camera chiara. Roland Barthes

Scritto da Dott. Giovanni Castaldi.

Roland Barthes scrisse questo libro nel 1980 pochi mesi prima di morire. Sono note e riflessioni, considerazioni e digressioni sulla fotografia come si legge nella terza di copertina. Il testo è attraversato da una dimensione autobiografica. Non sono soltanto parole “indifferenti” - scientifiche e teoretiche - sulla fotografia, ma sono parole dettate da una dimensione personale e soggettiva che riguarda i rapporti che tutti noi abbiamo con le immagini fotografiche. Le fotografie evocano in ciascuno di noi sentimenti e disposizioni affettive, amore, rifiuto, seduzione, nostalgia, bellezza, infinita melanconia e milioni di altre cose ancora. Una fotografia rappresenta anche un mondo di cose e di persone che viene di volta in volta rivissuto. Fondamentale è per Barthes immergersi nella rappresentazione fotografica per giungere a cogliere l'essenza più vera della persona fotografata così come lui stesso fa nel rapporto che intrattiene con la fotografia che ritrae sua madre piccola, ancora bambina, in un giardino d'inverno.
Barthes guardava una serie di fotografie di sua madre senza riuscire però a ritrovarla e a riconoscerla totalmente, ritrovava solo alcune parti di lei ma finalmente guardando una fotografia molto antica di lei la riconobbe. Era piccola, bambina, insieme a suo fratello in un giardino d'inverno.
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Lewitt e Soutter: Il Concetto e l'Inconscio - Parte terza

Scritto da Redazione.

PARTE III:    ARTE E TERAPIA:  UN CASO PRATICO

Un caso pratico / Conclusioni 

Estratto dalla tesi di laurea di Fabrizio Basagni - Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, 2010.

Titolo: LEWITT E SOUTTER: IL CONCETTO E L’INCONSCIO (RAGIONE, VOLONTA’ E ARTE)

Autore: Fabrizio Basagni

Relatore: prof. Martina Corgnati

Correlatore: prof. Giovanni Castaldi

Estratto pubblicato su autorizzazione dell'autore.

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Dare forma al disordine dell'esperienza

Scritto da Redazione.

Autore: Gian Paolo Galasi

 

(Ron Coleman, incontro pubblico organizzato nel 2007 dal Dipartimento di Salute Mentale di Imola)

 

Esistono esperienze umane che vengono spesso percepite immediatamente come eccezioni, come casi, come fuori dell’ordinario. Onestamente non ci piace molto questo tipo di relazione con le singolarità della vita. Estrarre una esperienza dal proprio contesto, dalla propria storia, rischia da un lato di renderla inavvicinabile, irraggiungibile, da un lato, mentre d’altro canto rischia di essere nulla di più che l’apologia del dato di fatto. Insomma, se chi ‘ce la fa’ è una persona non comune, questo significa che l’esperienza ‘normale’ dell’umano corrisponde a quella dell’accettare e subire le difficoltà della vita senza possibilità di cambiarla. Una volta si sarebbe detto: “E’ fascismo”, ma nell’epoca della morte delle ideologie (qualche filosofo osa dire: del “post-umano”), dovremmo inoltrarci in un ginepraio di spiegazioni.

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Il Sostegno Educativo, un intervento focalizzato sull'aspetto pratico del disagio psichico

Scritto da Dott. Marco Telesca.

Una delle convinzioni comuni nel trattamento del disagio psichico è quella che basti il terapeuta per risolvere tutti i problemi. Un'altra convinzione, forse peggiore, è rivolta agli psicofarmaci, visti come elisir di salvezza e magici sieri di guarigione.

Nei problemi di tipo psicologico sia il terapeuta che gli psicofarmaci (se prescritti) sono importanti per la salute della persona, ma questa deve sempre tener conto del fattore più importante: la volontà e l'impegno.

Nessun terapeuta è in grado, da solo, di aiutare e guarire un'altra persona, né i farmaci laveranno i disagi che quella persona prova, invece la sinergia tra questi primi due strumenti, insieme alla volontà, l'impegno e al desiderio del paziente di migliorare la propria salute possono portare importanti miglioramenti al paziente.

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Ansia e angoscia

Scritto da Dott. Giovanni Castaldi.

Rimozione, desiderio e domanda dell'altro 

Caravaggio - autoritratto

L'ansia è una condizione fisiologica e psicologica, in sé non patologica se non altera in maniera eccessiva una condizione di equilibrio psicofisico della persona, perché una “buona tensione” può essere utile per realizzare dei propositi mentre l'angoscia è uno stato psichico di grave malessere che può essere un'espressione nevrotica e psicotica dell'ansia. In generale in Psicopatologia quando si parla di ansia si pensa a un fenomeno che altera l'equilibrio psicofisico producendo un'eccessiva emotività che limita la persona nel suo vivere quotidiano.

L'ansia per Freud è una manifestazione sintomatica di un conflitto nevrotico o un segnale adattivo per allontanare la consapevolezza di un conflitto nevrotico. In sostanza l'ansia è un affetto dell'io. L'io controlla l'accesso alla coscienza e tutto ciò che causa dolore nel venire assunto nella coscienza viene rimosso dall'io stesso.

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Salve, ho un problema: sono grasso!

Scritto da Dott. Marco Telesca.

Capire che c'è qualcosa di più pesante del proprio corpo

(prima parte)

La prima frase che il Signor L. pronuncia appena entra in studio è “Salve, ho un problema: sono grasso”, Il modo in cui lo dice mi fa capire che oltre a credere fermamente in quello che dice sente tutto il peso, sia fisico che psicologico, del suo corpo.
Cerco di fare accomodare L., vorrei aspettare prima di usare il vissuto portato in modo “perentorio e d'impulso” dal paziente. Inizialmente cerco di prendere qualche informazione e di creare un dialogo.

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Ctenophore (For Fabiola De Clerq)

Scritto da Redazione.

Autore: Gian Paolo Galasi

[video non più disponibile]

Mi è stato chiesto di produrre una introduzione per questo video, per la sua pubblicazione sul sito del Centro Disturbi Psichici (ora "Centro per il Disagio Psichico", ndr), con il quale collaboro da sei mesi circa e che è stata la prima risorsa attraverso la quale ho traghettato la mia scrittura privata in altri lidi, con grosse soddisfazioni personali, e di tradurre il progetto sul corpo di cui avevo dato conto proprio a dicembre in un incontro serale voluto dal Dott. Giovanni Castaldi in un lavoro critico sulla performatività nelle arti (siano esse arti visive, legate all’espressione musicale, o al teatro).

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L’intimità allo specchio

Scritto da Dott.ssa Giuseppina Ribaudo.

Monica (i nomi sono di fantasia) è una giovanissima ragazza di 32 anni, va in giro vestita con un abbigliamento colorato ma fuori moda, non segue una tendenza, e nel suo intento di nascondere un fisico poco curato risulta comunque appariscente.

E’ l’immagine incarnata della trascuratezza e della pesantezza.

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La tecnica della Dissociazione visivo-cinestesica

Scritto da Dott. Giovanni Castaldi.

La dissociazione visivo-cinestesica è una tecnica utilizzabile con persone che hanno subito eventi traumatici. Questa tecnica è stata costruita riguardo a dimensioni traumatiche post-belliche. Se ne è fatto uso con risultati apprezzabili, per esempio, nel contesto della guerra del Golfo e dei conflitti successivi, dunque da parte dell'ambiente scientifico statunitense. Nel corso del tempo la tecnica è stata elaborata ed ampliata per poter essere applicata anche in contesti non bellici.

È molto interessante perché va a slegare il rapporto fra immagine traumatica e corpo, il corpo compresi i suoi organi che sono stati investiti dal trauma. Il trauma si manifesta all'interno del corpo umano, prende il corpo come suo luogo di rappresentazione. I sintomi possono essere ansia, tachicardia, attacchi di panico, nevralgia, paralisi, brividi, sudorazione, dispnea, depersonalizzazione, aspetti dissociativi, derealizzazione.

Per poter utilizzare questa tecnica il riferimento dev'essere a episodi traumatici precisi, reali e non fantastici, che il paziente ricorda ancora in maniera intensa.

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