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Paura di volare – Parte Prima: Caso clinico

Scritto da Dott.ssa Caterina Belvedere.

Solitamente si attende con impazienza l’arrivo delle vacanze, quando finalmente ci è concesso staccare la spina e liberarci dalla stanchezza e dallo stress accumulati nei mesi precedenti. Già molto tempo prima iniziamo a fantasticare sui posti che visiteremo e il solo immaginarci sdraiati su una spiaggia bianca a sorseggiare un cocktail, o con gli scii ai piedi sulla cima innevata di una montagna, ci fa sentire meglio. Ma quando per recarci nelle mete tanto agognate dobbiamo affrontare un viaggio in aereo, per alcuni di noi non si tratta più dell’inizio di un sogno, ma di un vero e proprio incubo. Potremmo allora decidere di servirci di mezzi di trasporto alternativi, o di rinunciare a raggiungere alcune località. Ma se ci crea disagio spiegare a parenti e amici che anche questa volta non trascorreremo con loro le vacanze, o se viaggiare in aereo diviene una necessità, ad esempio per esigenze lavorative, non ci resta che porci qualche domanda e provare ad affrontare la questione.

Giulia (nome di fantasia) è una signora di 50 anni con una gran paura di volare. Anni fa decise di rivolgersi ad un terapeuta per conoscere le cause della sua fobia e provare a vincerla – "Cominciavo a pensarci giorni prima e ci pensavo in continuazione. La notte prima di prendere l’aereo dormivo, ma era un sonno agitato. Poi, quando salivo sul mezzo avevo tachicardia, tensione muscolare e sudorazione intensa alle mani. Pensavo ‘Oddio, se cade? Non vedo l’ora di arrivare!’. Provavo anche a farmi dei discorsi razionali, del tipo che la probabilità che si verifichi un incidente aereo è molto bassa, ma non serviva a nulla". Oltre alla paura dell’aereo, Giulia manifestava anche il timore di affrontare viaggi in automobile quando alla guida vi erano altre persone ("Avevo paura della velocità, pensavo che le macchine ci venissero addosso o che potessimo schiantarci") e, in un’occasione, aveva sperimentato un’intensa paura durante un tragitto in barca. Ciò che sorprendeva Giulia era il fatto che la sintomatologia si fosse manifestata da un momento all’altro – "E’ capitato tutto di colpo!"- e la speranza era che tutto finisse velocemente come era iniziato. Invece, ben presto i sintomi ansiosi iniziarono a manifestarsi anche in altre circostanze, interferendo così con il funzionamento sociale e lavorativo della signora. Giulia infatti, affrontava con gran fatica viaggi in metropolitana anche per brevi tragitti – "Sentivo panico, claustrofobia, tachicardia, avevo paura di svenire…" – e anche camminando per strada le capitava di essere pervasa da un’intensa paura di stare male. Interrogata sugli eventi significativi del suo passato, la signora Giulia raccontava di un grave incidente in motorino durante l’adolescenza: in stato di coma per qualche ora, la paziente rimase sospesa tra la vita e la morte. Qualche anno dopo, la macchina su cui Giulia viaggiava con degli amici venne coinvolta in un incidente, ribaltandosi in un fosso, senza conseguenze serie per nessuno dei passeggeri.

E’ probabile che questi eventi abbiano fatto comprendere alla paziente che non tutto è controllabile e per lei la perdita di controllo si collega all’evento morte, cosa che ha già sperimentato proprio su mezzi di trasporto. Da qui il bisogno onnipotente di esercitare controllo, perché è questo che le dà sicurezza.

Va inoltre sottolineato che l’insorgenza della sintomatologia è da collegarsi ad un evento: la decisione di Giulia di sposarsi. Durante il ciclo di vita, si possono verificare dei disequilibri nei sistemi di adattamento e di autoregolazione dell’individuo dinanzi a particolari eventi. Ne è un esempio il matrimonio che costituisce un cambiamento importante, una transizione da uno stato ad un altro, una "sfida evolutiva" in cui la volontà di affrontare il compito evolutivo si scontra con la paura del cambiamento, l’ansia per ciò che non è conosciuto, su cui non si sa se si riuscirà ad esercitare controllo. La sintomatologia esperita dalla signora G. è proprio la manifestazione di questa paura.

Attualmente, terminata da tempo la terapia e dopo diversi anni di matrimonio, Giulia viaggia con tranquillità in metropolitana e in macchina e affronta con maggior sicurezza i viaggi in aereo – "Se vado da sola sono abbastanza tranquilla, mentre se c’è mio marito faccio ancora un po’ di scene. Mi è capitato di conoscere il vicino di poltrona, abbiamo chiacchierato e mi sono dimenticata di aver paura!". Giulia non sa spiegare con precisione cosa ha determinato il punto di svolta, cosa ha comportato la remissione della sintomatologia. Nel corso del trattamento è giunta all’accettazione dei suoi limiti, ha compreso che non tutto dipende da lei, che non tutto è controllabile, ma ora questo non la inquieta, anzi, è fonte di sicurezza.

 

Dr.ssa Caterina Belvedere

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