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Dalla patologia organica alla sofferenza psichica: La paura della morte - Caso clinico

Scritto da Dott.ssa Caterina Belvedere.

Luisa (nome di fantasia), è una donna di circa 50 anni affetta da insufficienza renale cronica e attualmente al 2° trapianto renale. La paziente giunge in consultazione spinta dai medici curanti, i quali segnalano una reazione ansioso-depressiva.

Luisa è sposata, ha un figlio e attualmente è casalinga, avendo interrotto da diversi anni l’attività lavorativa a causa di un aggravarsi delle sue condizioni di salute.

La donna chiede aiuto a causa di una forte flessione del tono dell’umore verificatesi in seguito a due gravi lutti avvenuti in famiglia a breve distanza l’uno dall’altro.

Nonostante si tratti di persone all’incirca ottantenni, giunti naturalmente al termine del loro ciclo di vita, Luisa fatica ad accettarne la morte, si dispera all’idea di dover continuare a vivere senza il loro supporto, ostacolando così l’elaborazione del lutto. Nutre, inoltre, sensi di colpa nei confronti delle persone scomparse, domandandosi ripetutamente se ha fatto o meno tutto ciò che era in suo potere quando i familiari erano ancora in vita. La paziente riporta, inoltre, alcuni eventi che ritiene particolarmente significativi e ai quali attribuisce la causa del suo profondo malessere: si tratta di altri eventi luttuosi verificatisi nel corso degli anni, in conseguenza dei quali ha sviluppato rituali ossessivi che mette in atto da quando era adolescente, ma che si sono accentuati negli ultimi mesi (ad esempio non passare davanti ai cimiteri, percorrere sempre le stesse strade, gettare gli abiti che indossa qualora incontri familiari o amici di persone scomparse, etc.). Infine, particolarmente intense risultano essere anche le preoccupazioni della paziente relative ad un peggioramento delle sue condizioni di salute, nonostante il trapianto possa considerarsi ad oggi ben funzionante – “Che male ho fatto? Perché capita tutto a me?”. Il timore è che, come avvenuto nel caso del primo trapianto, il rene venga espiantato da un momento all’altro a causa del cattivo funzionamento, obbligando la paziente ad entrare nuovamente in dialisi.

Luisa si dichiara motivata ad intraprendere un percorso di sostegno psicologico – “Voglio capire perché sto così male, le cause... perché gli altri non reagiscono così e io sì?”. La paziente non può assumere psicofarmaci a causa dell’insufficienza renale.

Da un’attenta analisi clinica relativa al funzionamento globale della paziente, si osservano sintomi che hanno conseguenze anche a livello relazionale, impedendo alla paziente di coltivare le sue amicizie e rendendo conflittuali anche i rapporti all’interno della famiglia. Ne è un esempio il fatto che Luisa non frequenti luoghi affollati per il timore di contrarre qualche malattia e si rifiuti di incontrare amici e familiari che lei collega, direttamente o indirettamente, ad alcuni decessi.

La profonda sofferenza e la sintomatologia della paziente potrebbero essere considerate l’effetto del suo bisogno di CONTROLLO. Controllando, Luisa ha sviluppato una struttura ossessiva che le ha però permesso di realizzare il miglior equilibrio possibile, presentando ad esempio numerosi vantaggi nel far fronte all’evento malattia: la paziente ha infatti il controllo su ogni aspetto della sua insufficienza renale (trapianto, esami, farmaci da assumere, etc.) e segue alla lettera le indicazioni del medico. E’ la paziente che tutti i nefrologi vorrebbero avere!

La paura della morte si collega all’accettazione del LIMITE: il confrontarsi con la malattia organica e l’insorgenza della sintomatologia intaccano il senso di onnipotenza della paziente. Luisa ha quindi paura di perdere il controllo e si difende proprio esercitandolo. I rituali ossessivi sono, quindi, la misura difensiva che la paziente mette in atto. Luisa non tollera la passività, fatica ad accettare il limite, e la sua patologia organica la mette costantemente di fronte a questo. Il clinico, tenendo conto della fase di vita e della malattia, ha quindi deciso di lavorare proprio sul controllo, così da guidare la paziente verso una maggiore accettazione del limite. Ciò è avvenuto aiutandola ad attuare in parte il passaggio dalla passività all’attività, ossia spostando su qualcosa di piacevole che può fare le energie che ora investe sul controllo, per acquisire così il potere che continua a perdere. Occorre ricordare che il focus va posto sul presente, evitando così il radicarsi di un senso di impotenza derivante dall’impossibilità di cambiare il passato. Riuscendo a vivere in modo diverso il presente, Luisa vivrà diversamente anche queste morti e i relativi sensi di colpa, e accetterà quindi il limite di non poter modificare il passato. Importante anche continuare a fornire uno spazio di elaborazione, in cui la paziente possa esprimere i propri sentimenti relativi ai due più recenti lutti in famiglia, portando a termine il processo di elaborazione.

Tutto ciò ha permesso alla paziente di sviluppare risorse e potenzialità, in un numero limitato di colloqui, che hanno portato ad un miglioramento del benessere percepito, del rapporto coniugale e ad una diminuzione dei rituali ossessivi. Luisa inizia a riflettere sulle sue vecchie passioni, i passatempi a cui amava un tempo dedicarsi nei momenti di libertà e su ciò che ora le impedisce di farlo. In casa potrebbe fare la maglia e le parole crociate, ma lei preferirebbe uscire per andare a trovare delle amiche, per passeggiare in un parco, per iscriversi all’università della terza età o magari per frequentare un corso di yoga. Si intensificano anche le uscite con le amiche, con cui la paziente riprende i contatti, nonostante fatichi ancora a frequentare alcune persone (in particolare coloro che collega ad alcuni eventi luttuosi).

Come accennato in precedenza, nel corso del trattamento è stato identificato un ricorrente pensiero disfunzionale (“Peggiorerò, tornerò in dialisi, potrei morire”) che ha portato il clinico ad interrogarsi sull’utilità di una tecnica cognitiva. Si individua, con la paziente, l’Errore Cognitivo alla base del pensiero: si tratta dell’Anticipazione Negativa degli eventi (o Catastrofizzazione) che porta Luisa a immaginare un futuro estremamente negativo, prevedendo un veloce peggioramento delle proprie condizioni di salute. Continuare a enfatizzare l’importanza di stare nel presente, ostacolerà questa anticipazione negativa degli eventi.

A circa un anno di distanza dall’inizio dei colloqui psicologici, sulla base dei buoni risultati raggiunti, si è deciso di dilazionare gli incontri (prima settimanali) e di impostare con la paziente l’auto-terapia, obiettivo finale del percorso di terapia breve focale integrata, che consente di utilizzare in autonomia gli strumenti appresi e le competenze sviluppate.

 

Dott.ssa Caterina Belvedere

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