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La tecnica della Dissociazione visivo-cinestesica

Scritto da Dott. Giovanni Castaldi.

La dissociazione visivo-cinestesica è una tecnica utilizzabile con persone che hanno subito eventi traumatici. Questa tecnica è stata costruita riguardo a dimensioni traumatiche post-belliche. Se ne è fatto uso con risultati apprezzabili, per esempio, nel contesto della guerra del Golfo e dei conflitti successivi, dunque da parte dell'ambiente scientifico statunitense. Nel corso del tempo la tecnica è stata elaborata ed ampliata per poter essere applicata anche in contesti non bellici.

È molto interessante perché va a slegare il rapporto fra immagine traumatica e corpo, il corpo compresi i suoi organi che sono stati investiti dal trauma. Il trauma si manifesta all'interno del corpo umano, prende il corpo come suo luogo di rappresentazione. I sintomi possono essere ansia, tachicardia, attacchi di panico, nevralgia, paralisi, brividi, sudorazione, dispnea, depersonalizzazione, aspetti dissociativi, derealizzazione.

Per poter utilizzare questa tecnica il riferimento dev'essere a episodi traumatici precisi, reali e non fantastici, che il paziente ricorda ancora in maniera intensa.

 

La tecnica si avvale di una procedura che consiste nella rielaborazione del ricordo traumatico: si fa parlare il paziente del trauma e si chiede al paziente di circoscrivere l'evento traumatico facendolo iniziare da una scena e facendolo concludere con un'altra scena, come se fosse un trailer di un film. All'interno di questo racconto scenico si delimitano ulteriori momenti, in un numero limitato, che si stabiliscono e si scrivono con il paziente, come fosse la fase di montaggio di un film.

Nell'accoglimento e nella sistemazione del paziente si fa il possibile per favorire una sua personale condizione di sicurezza, concordando con lui stesso la posizione preferita, per poi invitarlo ad abbinare dei colori agli organi del proprio corpo. Questa appena descritta è la fase di rilassamento.

Successivamente si parte dall'ultima scena concordata in precedenza e si fa percorrere al paziente la sequenza di scene dall'ultima alla prima ad alta velocità, come in un riavvolgimento. Per il paziente è un lavoro mentale, le scene non vengono raccontate dal paziente usando la voce. Terminata questa prima carrellata, la si ripete più volte ad una velocità sempre inferiore. Una volta giunti ad una velocità di riproduzione simile a quella della realtà, il paziente viene invitato a rappresentarsi la scena nell'ordine naturale, dalla prima scena all'ultima, alla velocità raggiunta nell'ultimo riavvolgimento. Ne segue una discussione con il terapeuta volta ad analizzare i cambiamenti intercorsi, in vista di una nuova sessione.

Prima di utilizzare questa tecnica è necessario fare una diagnosi del paziente (contrariamente a quanto alcuni pensano). C'è bisogno di un lavoro preparatorio a questo tipo di esperienza, perché è una tecnica che implica un gioco dissociativo, che rompe delle unità e che va usata in situazioni in cui il paziente è pronto e adatto a tale tipo di tecnica.

Nella maggior parte dei casi, dopo un ciclo di sedute, si osserva nel paziente un decrescere del tono emotivo associato al trauma. L'evidenza empirica ha dato dunque buoni risultati sull'efficacia di questa tecnica.

 

Dott. Giovanni Castaldi

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