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Attacchi di panico - psicologia vs psichiatria

Scritto da Dott. Mattia Zanin.

Le persone che si informano su come affrontare gli attacchi di panico, si ritrovano inevitabilmente a confrontarsi con interpretazioni diverse a proposito della cura del disturbo. Così come per altre patologie, la disputa avviene per lo più tra i sostenitori delle cause prettamente organiche e quindi delle cure farmacologiche (psichiatria), e i sostenitori dell'approccio psicodinamico per il quale il farmaco non può essere l'unica cura. Come quasi sempre la verità sta nel mezzo ed il problema consiste nella volontà da parte di alcuni gruppi professionali di arrogarsi una fetta maggiore di verità. Per fortuna ci sono molti professionisti che riconoscono l'esistenza di dimensioni  diverse all'interno del soggetto-uomo (come ci sono psichiatri che sono anche psicoterapeuti, e viceversa), e di soluzioni diverse e allo stesso tempo complementari.

Il mondo mediatico gioca un grande ruolo di timone nel gestire l'informazione sulle cure ai disturbi umani. La tendenza è oggi quella di propendere verso il paradigma scientifico-biologico, togliendo spazio agli approcci basati sulla parola. Anche se nei fatti il pubblico, l'utenza, sembra ancora capace di scegliere con una cospicua dose di buon senso.

Nella scienza contemporanea la variabile "significato" è qualcosa che compete alle sfere della letteratura o della religione e all'interno del mondo scientifico si tenta continuamente di costruire una struttura culturale che non necessiti di questo concetto. Ed è così che spesso l'informazione affronta gli attacchi di panico esclusivamente dal punto di vista di neurotrasmettitori e sistemi limbici, tralasciando l'essere uomini e donne che ci sta dietro. L'essere persone con credenze, rappresentazioni, narrazioni interne all'individuo. Di certo tutta questa "architettura dentro di sé" si parla e si ascolta attraverso la chimica cerebrale ma, detto in altre parole, si possono aggiustare gli argini di un fiume ma si ha anche bisogno dell'acqua che scorra. E questa acqua è il nostro racconto, il nostro significato.

Entrambi gli approcci sono validi perché partono da due punti diversi per arrivare allo stesso obiettivo: il superamento o l'integrazione del sintomo. In alcuni casi l'approccio farmacologico risulta fondamentale per "salvare la vita" al paziente, nell'immediato, anche se questo non è il caso degli attacchi di panico, perché di panico non si muore. E' inoltre utile ricordare che la soluzione migliore va ricercata di caso in caso, perché ognuno è unico. E bisogna anche ricordare che per natura siamo noi stessi a produrre la nostra chimica, e perché no, a modificarla.

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