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Erotismi domestici

Scritto da Dott. Giovanni Castaldi.

Qualche anno fa' venne a trovarmi in studio una signora di 45 anni, molto elegante e distinta, fiera nel portamento, mi aveva chiesto un appuntamento perché voleva parlarmi di una cosa che l'assillava e che non riusciva più a tenere a freno, riguardava la sfera sessuale nei confronti del suo compagno. Conviveva con un uomo da oltre dieci anni, non si erano sposati e non avevano avuto figli ma sarebbero stati entusiasti  se fossero arrivati. “Sono un po' stufa dei giochi erotici che il mio uomo pretende da me, insomma è un feticista, non capisco più se ama il mio corpo o le mie ciabattine di raso nero con il tacco! Ne ho diverse paia di ciabatte, eleganti, domestiche, da sera e da giorno, lui desidera che io le indossi e cammini facendo risuonare la ciabatta sul tallone, non devo trascinarle mai, assolutamente.

Si eccita ascoltando questo rumore e devo dire che anch'io mi eccitavo, anch'io godo dei rumori, mi  trasportano via. Quando ero piccola vivevo sui Navigli in una casa di ringhiera  che si affacciava su diversi cortili, al mattino si sentiva il rumore del battipanni sui tappeti o sui materassi,quel suono non mi lasciava indifferente, alcune volte mia madre mi picchiava, più spesso le prendevano i miei fratelli, con il battipanni, faceva molto male sulle gambe nude ma quel suono prodotto dal battipanni sul mio corpo mi eccitava, era un dolore che mi coinvolgeva. Ma le dirò di più dottore. Mi eccitava moltissimo il fatto che mia madre parlando con le sue amiche o con mio padre usasse certe parole che trovavo violente, forti ,colorite, erano espressioni  onomatopeiche, l'ho imparato più tardi a scuola; mia madre faceva molto uso di tali parole. Onestamente non erano tanto le botte, si ne ho prese ma a quei tempi si usava e anche ora non ci vedo nulla di strano, che mi facevano godere quanto le espressioni linguistiche che mia madre appioppava a noi figli quando facevamo qualcosa che non funzionava. “Ti tolgo la pelle dal culo se non fili dritto”, diceva a mio fratello e a me quando avevo preso un brutto voto a scuola: “con te facciamo i conti questa sera quando arriva tuo padre, ti faccio assaggiare la sua cinta (cinghia) sulle gambe !” Alcune volte queste minacce si concretizzavano altre volte no.

Tutto sommato i miei genitori erano simpatici, molto diretti e abbastanza disinibiti, penso  fossero innamorati l'uno dell'altra, si volevano molto bene. Sono cresciuta con questa sessualità nelle parole che è stata sempre presente nella mia vita quotidiana fino a qualche anno fa', oggi meno ed è per questo che sono qui.
Penso di avere una sessualità infantile ma da qualche tempo sta cambiando. E' infantile perché fino a ora l'eccitamento passava attraverso frasi, parole,oggetti che venivano nominati ed era il suono dei loro nomi che funzionava come piacere. In fondo l'uomo, il suo corpo, non mi ha mai eccitato se non da poco tempo e ciò mi mette in crisi con il mio compagno!”.

La donna mi disse tutte queste cose nel giro di alcuni incontri. La terapia durò circa due anni. Venne affrontato il mondo sessuale della signora che era ancora molto legato alla sua famiglia di origine e il lavoro assiduo sulla sua storia biografica la portò a iniziare una ragguardevole separazione dal discorso materno. La donna era laureata ma non era soddisfatta del lavoro che svolgeva, voleva di più dalla vita e cominciava a capire che per volere di più  doveva essere più esigente con se stessa, doveva considerarsi un po' di più rispetto a un domestico oggetto erotico. Il suo compagno rappresentava piuttosto bene la fantasmatica  in cui questa coppia viveva. Si erotizzavano l'uno con l'altra  senza però “possedersi” perché  i loro corpi non si amavano in quanto non si riconoscevano come corpi sessuati se non attraverso la posizione feticista che non riguardava i loro corpi ma gli oggetti di appartenenza all'uno o all'altra. In questo caso il feticcio era il suono pieno che emergeva quando la signora camminava con le ciabatte. Il feticcio funzionava, soprattutto per l'uomo, per costruire un mondo mentale che li manteneva separati dai loro corpi. La crisi della signora esplose perché  aveva incontrato un uomo negli ultimi mesi che l'aveva molto valorizzata sia riguardo al corpo, sia rispetto alle sue capacità intellettive.”Quando faccio all'amore con lui mi sento donna, sento che il mio corpo lo eccita e soprattutto il suo corpo mi eccita, certo mi piace sempre molto accoglierlo con una vestaglietta un po' succinta e un paio di ciabattine maliziose echeggianti sul pavimento ma la questione rispetto al mio compagno è che con quest'uomo ci sono i corpi a costruire sesso.”

Ero e sono profondamente d ' accordo con questa considerazione svelatami dalla donna. Faccio una breve digressione. Il problema non riguarda avere o essere in un mondo erotico , non c'è un mondo erotico giusto e uno sbagliato, un mondo erotico è  funzionale al piacere e al godere dell'uomo e della donna e a meno che non si leda la libertà e la vita dell'altra persona entrando in una dimensione psicopatologica molto grave che presuppone sempre il reato, una fantasia sessuale vale l'altra. L'erotismo diventa  asfittico e quindi alienante nella misura in cui sostituisce il corpo dell'altra persona per cui l'atto sessuale si organizza senza l'altro, senza il corpo del mio compagno o della mia compagna, vado a letto con una mutandina sporca o con una calza sdrucita o mi metto nella vagina un corpo contundente, il manico di un battipanni per esempio. In tutta questa scenografia dove sono l'uomo e la donna? Non ci sono proprio.
Allora sì che il mondo erotico diventa una prigione per l'essere umano. L'autoerotismo di cui si nutre il bambino è consustanziale al tempo evolutivo, l'autoerotismo nella crescita viene perduto perché sorge il mondo dell'altro, il mondo degli oggetti dell'altro con cui ci si confronta e con cui si fa' all'amore. Il mondo degli oggetti dell'altro per la signora erano gli oggetti che sua madre frequentava nella lingua e nelle azioni quotidiane, lei stessa era un oggetto nelle mani dei due genitori come lo era nei suoni delle parole della madre che nominavano degli oggetti o che impartivano degli ordini. Erano suoni fallici, sessuali, pieni di potenza e di potere che facevano godere. Facevano godere in quel misto di piacere e di dolore che concerne l'essere sospesi nei confronti di un altro; sei sospeso ai suoi voleri.

Lo scrittore  Leopold von Sacher Masoch il cui nome diede avvio a ciò che poi diventò il modello psicopatologico sadomasochista è illuminante su tale punto. Sì, certamente il gioco si fa' con la frusta e con  le scudisciate ma il godimento finale, estremo, è nell'essere nelle mani di un altro e accettare qualsiasi suo capriccio. Qui  possiamo riconoscere la dimensione masochista o più comunemente alienante nel suo orrore più efficace. La signora era il suono di quegli oggetti che la facevano godere da piccola, era un oggetto battuto e sospeso nelle mani e nella lingua di sua madre e poi  degli uomini che godevano delle sue performance erotiche. Mai nessuno però aveva amato il suo corpo, si era eccitato per la sua corporeità e la stessa cosa valeva  per lei. Il lavoro analitico, cioè una maggiore simbolizzazione del suo stato esistenziale, partendo da un suo stato di crisi che si era esplicitato nella domanda rivoltami nel nostro primo colloquio: “Con chi fa all'amore  il mio compagno? Con me o con il suono delle mie ciabatte?” ha prodotto nella donna una sempre più forte consapevolezza del suo essere soggetto, persona, con una  forte trasformazione della sessualità che è stata avviata a dimensioni più dinamiche e soddisfacenti. Non so se sia rimasta con il suo compagno storico. L'analisi avrebbe comunque dovuto proseguire perché ritengo che alcuni punti della sua personalità potevano essere maggiormente svolti. Non è escluso che mi richiami.

 

Dott. Giovanni Castaldi

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