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Taxi Driver

Autore: Mauro

Taxi Driver è forse il più bel film di Martin Scorsese, realizzato nel 1976 all’epoca in cui De Niro era impegnato alla realizzazione di pellicole come “Novecento” di Bernardo Bertolucci e “Il Cacciatore”, di Michael Cimino; prima di capolavori come “Toro scatenato” e “Quei bravi ragazzi” diretti dallo stesso Scorsese.
Taxi Driver non è stato sufficientemente riconosciuto dalla critica, mentre l’ampio successo di mercato ottenuto va probabilmente più ricondotto a facili sentimenti giovanili di ribellione e violenza che a una matura comprensione delle reali ragioni del film.
È la storia di Travis, giovane ventenne, della sua eccessiva purezza e delle sua solitudine. Una solitudine vissuta nella caotica New York, camminando per le streets affollate e poi di notte a bordo del suo taxi. Quindi una vera e propria alienazione da un ambiente circostante ritenuto non solo diverso e incomprensibile ma anche sporco, cattivo e criminale.
Ciò che non ci è dato sapere è perché Travis sia in questa condizione che ha già in sé tutti i presupposti dello squilibrio psichico e del comportamento gravemente antisociale che il prosieguo del film ci mostrerà. Sappiamo solo che Travis è reduce dal Vietnam e questa nella primissima sequenza del film viene proposta come una facile spiegazione del disagio soprattutto notturno che porta il giovane a cercare un impiego notturno. La questione del Vietnam sicuramente abusata e di grande richiamo soprattutto per il pubblico americano costituisce a nostro giudizio un presupposto non sufficiente allo scaturire di un disagio così latente e così consolidato nella psiche di Travis. Piuttosto è proprio tale disagio che probabilmente spinse Travis in giovane età ad arruolarsi nell’esercito americano nel vano tentativo di dare un senso alla sua esistenza. Ma il senso difficilmente può essere trovato nelle opere degli uomini; è probabilmente qualcosa di molto più intimo e meno dinamico. Non ci è dato neppure sapere perché Travis è così solo, lontano da una famiglia cui scrive mentendo di essere felice. Travis non ha mai neppure affrontato quelle normali problematiche di rapporto che un uomo presto o tardi deve superare nelle relazioni con l’altro sesso.
Prima di lavorare come tassista passava le notti vedendo i “porno films”, ma a differenza degli altri spettatori il suo sguardo era fortemente compromesso da un disagio di relazione che rendeva assolutamente irrealistico e non giustificabile l’avvicinarsi dei corpi sullo schermo. Travis viveva queste sequenze come immagini di violenza e degrado coerenti al sistema di valori del mondo in cui era nato.
Ma una buona occasione capita a tutti e così Travis conosce una giovane Cybil Sheperd impegnata nella campagna politica di un candidato alle prossime elezioni.
La spontaneità con cui realizza l’approccio è eccezionale e di sicuro effetto tanto da generare nella ragazza un evidente interesse. La purezza dei suoi sentimenti, benché solamente mediata dalla bellezza della sua interlocutrice, è tale da renderlo irresistibile. Al primo incontro però Travis rivela tutta la sua incapacità di rapportarsi, deludendo la sua accompagnatrice e rompendo definitivamente l’incanto che si era creato. Questa delusione porterà Travis a maturare un giudizio negativo anche sull’universo femminile, senza però aver prima tentato un’analisi delle cause dell’insuccesso facilmente riscontrabili nell’incapacità di relazione e nell’inevitabile necessità di regole di comportamento sociale.
Questa ulteriore delusione sarà quindi sufficiente a ritenere attuabili quei piani di “moralizzazione sociale” che fino ad ora aveva solo fantasticato. Dentro di sé Travis ritiene di non avere più nulla da perdere. Abbandona quindi consciamente un aspetto esteriore socialmente accettabile e si impegna severamente in una lotta antisociale che vede prima nel candidato Ballantine il responsabile di tutto il male del mondo e poi nella giovane Jodie Foster la vittima eccellente del sistema in cui è calato.
Travis si illude in questo modo di dare un significato alla sua esistenza e grazie a una sceneggiatura decisamente grottesca diviene un eroe dei nostri giorni.
Ma le “regole del gioco” sono imprescindibili e ora diventato famoso e socialmente acclamato lo vediamo, nelle sequenze finali, ritornare oggetto delle attenzioni di Cybil Sheperd. Travis declina brillantemente. Lui vorrebbe vivere e non giocare alla vita.

 

 

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