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Una riflessione sul concetto di soggetto in psicoanalisi: un approccio sistemico

Scritto da Dott. Simone Bonfanti.

 

 

1. Introduzione

2. Sulla nozione di soggetto

3. Breve evoluzione della nozione di soggetto nelle teorie psicologiche

4. La teoria sistemica nella comprensione del soggetto

5. Sviluppo e organizzazione del sistema umano

6. L'identità del soggetto: specificità dell'essere umano

7. Alcune conclusioni

 

1.

 

Il problema del soggetto in psicoanalisi è uno di quegli argomenti su cui i teorici di questa disciplina discutono da anni. In questo periodo storico, si è iniziata a concettualizzare una visione del soggetto che riesca a integrare i punti di vista che arrivano dalle varie teorie. Troppo spesso queste ultime sono in contraddizione fra di loro e mancano di un punto di vista integrativo.  Quello di cui si sentiva la necessità era una visione che permettesse di rapportarsi al soggetto integrando i vari punti di vista che arrivano dalla teoria.

 

In questo breve resoconto è presa in considerazione la nozione di soggetto all'interno nelle sue varie sfaccettature: si passa da un'analisi dell'evoluzione del termine a un indagine su come si possa giungere a una visione di insieme che permetta di rapportarsi a un altro essere umano nella sua totalità, come referente unico di esperienza. Si fa riferimento alla teoria dei Sistemi Complessi: si cerca di inquadrare il sistema (essere) umano all'interno di una cornice che tenga conto delle varie dimensioni che lo compongono, al fine di evitare una netta distinzione fra le varie parti, e di vederle come nettamente distaccate fra loro.

 

2.

 

 

L'unitarietà del soggetto è data dall'interfunzionalità delle parti. Nella clinica psicoanalitica è l'articolazione delle parti in quanto tale che da l'unitarietà: si prende in considerazione non solo l'apparato psichico, ma il sistema nella sua interezza. Perciò è molto importante avere una chiara idea della nozione di soggetto: l'idea di soggetto facilita la comprensione e la relazione con il paziente.

 

 

3.

 

Riguardo all'idea di soggetto esistono differenti punti di vista. Solitamente, in psicoanalisi, si identifica il soggetto con il cogito cartesiano. Anche Popper ed Eckless sostengono questa visione del soggetto da un punto di vista spirituale. In questo caso vi è una assolutizzazione dello psichico: lo si assolutizza e se ne fa una cosa a se stante, staccandolo da tutto il resto.

Dal punto di vista Freudiano, invece, non si pone il problema del soggetto: il soggetto non è un concetto Freudiano. Freud ha un'impostazione prettamente fisiologica: vede l'essere umano come un apparato, il cui funzionamento è descritto a partire dal somatico (concetto di pulsione). Per Freud, lo psichico è un epifenomeno, non una realtà a sè stante, ma è l'unico modo in cui si può conoscere la pulsione, che è inconscia: si conosce quindi la trascrizione psichica della pulsione.

Dal punto di vista del cognitivismo, Denet sostiene che ognuno di noi ha la sensazione di essere uno e ognuno si sente quindi soggetto: il soggetto è un pilota virtuale, non una corrispondenza diretta di ciò che esattamente siamo.

Secondo la teoria dei sè molteplici, il soggetto sarebbe un agglomerato composto da elementi più o meno a sè stanti, in scarso rapporto fra loro. Il soggetto sarebbe dunque un puzzle di elementi, vissuti ed esperienze.

 

 

4.

 

A questo punto sembra indispensabile una visione d'insieme per rapportarsi a qualcuno. Tale visione del soggetto deve contenere le due caratteristiche fondamentali necessarie per pensare un soggetto in quanto tale: l'unitarietà e l'interattività. L'unitarietà dell'essere umano è data dall'articolazione delle parti di cui è composto, perciò non si deve prendere in considerazione solo lo psichico. Inoltre, l'ambiente influisce sull'evoluzione del soggetto e viceversa; l'interazione fra i due porta all'evoluzione del sistema (soggetto). Nell'odierna clinica psicoanalitica, quindi, è introdotto il concetto di interattività-intersoggettività: in questo modo si adotta un'ottica di co-costruzione, secondo cui due persone incidono una sull'altra, non a senso unico.

La complessità del sistema umano è legata alla molteplicità di sistemi in cui siamo inseriti; d'altro canto, il sistema umano è in grado di facilitare – non di sostituire – l'interazione grazie alla capacità riflessiva; perciò, l'intelligenza umana è una facilitazione. Questo vale anche per la coscienza del sistema: anch'essa non rappresenta il sistema, ma è parte di esso.

 

 

5.

 

Lo sviluppo del sistema umano inizia con due fasi. La prima va dalla nascita ai 15-18 mesi e vede l'instaurarsi della coscienza primaria, che è pre riflessiva. A 15-18 mesi subentra la capacità rilfessiva: in questa seconda fase, la comparsa del linguaggio coincide con la capacità di usare i simboli per comunicare e si affianca alla comparsa del gioco simbolico.

L'equilibrio del sistema dipende in primo luogo dal sistema stesso, non solo dalla stimolazione esterna: essa co-costruisce e interagisce nel mantenere l'equilibrio del sistema, ma non è  determinante a tale scopo. Il controllo del sistema resta interno al sistema.

Il sistema ha in sè una capacità auto-organizzante ed è il solo a sapere quanto riesce a reggere. Perciò, la funzione riflessiva contenuta nel sistema ha una forte incidenza su di esso, perchè l'accorgersi riflessivo del proprio stato in relazione a uno stimolo conferma e sviluppa il sistema stesso.

La coesione-apertura del sistema è data dall'organizzazione ottimale fra le sue parti, a tutti i livelli. Vi è un incidenza reciproca fra le strutture del sistema, ed è questo che dà la coerenza interna.

L'organizzazione del sistema è un vincolo del sistema stesso: il livello di modificabilità delle strutture non può oltrepassare i limiti posti dall'organizzazione, ma esiste un range di possibilità all'interno del vincolo. L'evoluzione del sistema riguarda la sua organizzazione, non le sue strutture. I vincoli che il sistema si dà non provengono esclusivamente dall'esterno, non vi è una soluzione di causa-effetto: i vincoli sono realtà del sistema, dotate di regole a cui non possono sottrarsi, salvo infrangere il sistema stesso.

 

 

6.

 

L' essere umano è, forse, l'unico essere vivente dotato di capacità riflessiva e, nell'accostarsi al sistema umano, la teoria dei sistemi deve tenere conto di tale capacità. In ogni caso, la stessa teoria dei sistemi presuppone che ogni sistema abbia la capacità di partire da sè per organizzare l'input. Nell'essere umano, infatti, oltre alla dimensione biologica e a quella rilfessiva, si aggiunge la capacità di essere presente a sè stesso.

La dimensione biologica è la più analizzata: si studia l'essere umano in base a conoscenze offerte dalla scienza etnologica.

La rilfessività è una capacità specie-specifica dell'essere umano, che gli permette di pensare il pensiero: sul pensiero, e sulla sua capacità di astrazione dal vissuto biologico, si basa lo sviluppo dell'intelligenza umana.

All'interno del sistema umano, la capacità di essere presente a sè stesso accentua la specificità della funzione riflessiva. In base a questi assunti, la patologia è la modalità con cui il sistema tende a mantenere la propria coerenza in un particolare momento, rimanendo coeso, ma chiudendosi: il sistema si pone così al meglio delle sue possibilità. L'analista deve socchiudere e rendere agevole al paziente la presenza a se stesso, senza sostituirsi o porsi fuori in questo processo.

 

 

7.

 

La psicoanalisi è l'unica disciplina che ha sempre tentato di accostarsi all'essere umano nella sua totalità. Da questo punto di vista, la nozione di sistema auto-eco-organizzante, propria della teoria sistemica, può apportare alcuni vantaggi alla pratica psicoanalitica.

L'identità è un fattore eminentemente soggettivo: alla domanda “chi sono io?”, l'unica risposta logicamente possibile è “solo io”. Darsi un'identità significa mettere in moto la capacità riflessiva propria del sistema umano: l'identità è fondamentale per la coerenza del sistema. In base a questo punto di vista, bisogna innanzi tutto cogliere nel paziente quanto egli sia in contatto con se stesso.

Sarebbe necessario, perciò, cogliere la complementarietà delle diverse teorie coniate per la comprensione del paziente: tutte quante, infatti, colgono aspetti diversi di una sola realtà. Si parte dalla teoria freudiana, con la sua spiegazione intrapsichica, per passare alla teoria delle relazioni oggettuali, con la sua spiegazione in base ai rapporti del soggetto con gli oggetti, e arrivare alla psicologia del sè, che veicola il concetto di sè.

Grazie alla nozione di sistema auto-eco-organizzante, la teoria dei sistemi è arrivata a mettere in rapporto l'intrapsichico, l'esterno e le relazioni oggettuali, si è insomma avviata verso l'interpsichico. Questa teoria quindi considera il soggetto nella sua totalità, analizzando il sistema nella sua interezza, in modo da avere una comprensione non circostanziale e non legata a una teoria non complementare del soggetto.

In sostanza, nella clinica che si rifà a questa teoria, nella relazione terapeutica viene immessa una dialetticità: non c'è una verità assoluta, ma un processo, co-costruito dalla diade terapeutica. Inoltre, il concetto di sistema complesso fornisce alla psicoanalisi una diversa chiave di lettura che permette di inquadrare la clinica psicoanalitica in termini relazionali e interattivi.

 

Dott. Simone Bonfanti

 

 

 

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